Fare il Presidente della Camera, si sa, garantisce prestigio e visibilità ma la natura «notarile» del ruolo impone di evitare polemiche politiche, ingessa le dichiarazioni, inamida i colletti delle camicie, stira i tailleur e alla lunga inevitabilmente annoia. Laura Boldrini, fin dall’inizio del suo mandato, ha scelto il cavallo di battaglia col quale ritagliarsi una sua visibilità: la donna. Come Catone finiva ogni suo intervento, qualsiasi fosse l’argomento, con la celebre locuzione «Carthago delenda est», allo stesso modo la responsabile di Montecitorio «infila» la questione femminile in ogni occasione. In occasione dello scorso 8 marzo la Presidente ammonì, attraverso una missiva, di non azzardarsi più a dare ad una donna del «ministro» o del «sindaco», figuriamoci dell’«assessore». Immaginate quindi la sua gioia quando Ignazio Marino le ha presentato ieri la fidata Alessandra Cattoi come «assessora», meritandosi, solo per questo, tutta la fierezza della terza carica dello Stato che, evidentemente, vedeva già orgogliosa la sua battaglia fare breccia. La sua poltrona non sembra portare benissimo, avendo già fagocitato gente navigata come Casini, Bertinotti, Fini. Cosa c'è di meglio allora per passare alla storia che promuovere una radicale riforma del linguaggio politico in Italia?
Politica e linguaggio
Boldrini esalta Marino per l’«assessora» Cattoi