Un mese di vacanza va bene e poi tutti a lavorare. O meglio a fare formazione. Questa la proposta-choc del ministro del Welfare Giuliano Poletti che vorrebbe rivoluzionare la neghittosa estate degli studenti medi italiani. E che ha fatto infuriare la maggior parte dei diretti interessati. «Non c'è un obbligo di fare tre mesi di vacanza. Magari un mese potrebbe essere passato a fare formazione, perchè serve un più stretto rapporto tra scuola e mondo del lavoro. È una discussione che va affrontata, anche dal punto di vista educativo»ha detto Poletti intervenendo a un convegno a Firenze. «Un delirio - dice Alberto spiega Alberto Irone, portavoce della rete degli Studenti Medi - Poletti non ha la minima percezione della realtà: più della metà degli studenti italiani già lavora d'estate. Semmai è necessario inserire percorsi formativi diversi da quelli didattici all'interno del percorso scolastico». A onor del vero Poletti questa «realtà» sembra conoscerla bene. «I miei figli d'estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse - ha spiegato il ministro - Sono venuti su normali, non sono speciali, non sono straordinari». Insomma il lavoro nobilita l’uomo. «Anche noi genitori, la società, dobbiamo riconsiderare il tema del lavoro e le giovani generazioni » ha poi ribadito. Il ministro del Welfare sembra auspicarsi che la sua posizione venga presa in discussione e che si apra un dibattito a livello nazionale. Per Giuliano Poletti non si distruggerebbe un ragazzino se invece «di stare a spasso per le strade della città va a fare quattro ore di lavoro». Il Movimento dei genitori Moige applaude: «Siamo il Paese con le vacanze più lunghe d'Europa e questo non fa bene ai nostri figli» come del resto anche l’Associazione nazionale Presidi: «Da anni, più o meno dai primi anni ’90, noi presidi chiediamo che ci siano piani intelligenti per l’utilizzo della risorsa scuola durante l’estate» afferma il presidente Mario Rusconi. I sindacati confederati e no si schierano dalla parte del no. Gianna Fracassi, segretario generale Cgil: «Il ministro Poletti continua a intervenire sui temi dell'istruzione. In realtà, attraverso i decreti attuativi del Jobs Act, sta facendo una riforma dell'apprendistato che dequalifica l'alternanza scuola lavoro e i percorsi formativi in obbligo di istruzione» Ironici anche i commenti dell’Unione degli Studenti. «Le dichiarazioni di Poletti sono allucinanti - tuona il coordinatore Danilo Lampis - Scaricare cassette in un magazzino non è un'esperienza formativa e purtroppo tanti studenti compiono già lavori sotto sfruttamento e senza valenza formativa per potersi mantenere». I ragazzi sarebbero più favorevoli «a un modello di alternanza realmente di qualità, che può essere messo in opera anche nell'arco di qualche settimana estiva attraverso una opportuna revisione delle sospensioni didattiche nel corso dell'anno scolastico». Ovvio che per mettere su un discorso del genere «sono necessari ingenti finanziamenti, in grado di cambiare radicalmente l'attuale modello». In pratica i ragazzi dell’Uds si sentono presi in giro: « Il Governo privilegia gli slogan e il lavoro gratuito tramite lo strumento dell'apprendistato che noi rigettiamo». C’è da scommettere che alla fine non se ne farà niente. E la scuola chiuderà regolarmante i battenti a metà giugno per riaprirli a metà settembre. Del resto in questi tre mesi estivi passati tra vacanze studio all’estero, settimane di stage di sport, di musica, di ceramica ecc. resta ben poco tempo per oziare.
Poletti taglia le vacanze agli studenti
«Un mese basta. Poi a spostare le casse della frutta». I ragazzi: sei fuori dal mondo
