La provvista individuata dai pm Palazzi e Ielo ammonterebbe a 30 mila euro che sarebbero stati raccolti attraverso un giro di false fatture. Oltre ad Alemanno, sono stati rinviati a giudizio anche Fabio Ulissi, Giuseppe Verardi (ex manager della società di consulenza Accenture) e i manager e funzionari Francesco Gadaleta, Roberto Sciortino, Massimo Alfonsi, Sharon Di Nepi e Angelo Italiano. Agli otto rinviati a giudizio si aggiunge poi Luca Ceriani, anche lui quadro della Accenture, che ha patteggiato un anno di reclusione. La posizione di Renata Polverini invece era stata archiviata in sede di udienza preliminare. Al centro dell’indagine sul finto sondaggio ci sarebbe Fabio Ulissi, storico collaboratore di Alemanno, che, sostengono i giudici, sarebbe il tramite tra lo stesso sindaco e la Accenture, la società incaricata di effettuare materialmente le telefonate per il telemarketing. Tutto era iniziato con la denuncia di un dipendente della società irlandese, che in un corposo dossier, segnalava lo strano caso del telemarketing elettorale che si era trasformato (almeno sui documenti contabili) in un innocuo sondaggio sul gradimento delle mense scolastiche. Un giochino strano che parte, scrivono i pubblici ministeri «in seguito alla richiesta del sindaco di uno sforzo finale di comunicazione politica a supporto della candidata Polverini». Una storia dai contorni opachi che vede come protagonisti due dirigenti della Accenture «che avevano mantenuto rapporti epistolari e telefonici con il già ricordato Fabio Ulissi, che agiva per conto dell’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, regista dell’operazione». E che di tutta questa operazione fosse Alemanno a tirare le fila, i magistrati ne sono più che convinti: «Come è noto - scriveva il giudice per le indagini preliminari - e come peraltro risultante dagli atti, proprio nei giorni immediatamente precedenti all’episodio in esame il raggruppamento politico del Pdl era stato escluso dalle elezioni per un vizio di forma nella presentazione delle liste, e i suoi esponenti avevano necessariamente dovuto dirottare le preferenze sul cosiddetto "listino" del presidente della Regione Polverini. In tale listino, vale la pena rilevare incidentalmente, era candidata anche Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno, sicché questi aveva un interesse diretto – oltre che politico – nella buona riuscita della lista alle elezioni (la Rauti risulterà poi eletta al consiglio regionale grazie al buon esito della competizione per lo schieramento di appartenenza)». Dal canto suo l’ex primo cittadino Alemanno ha detto che «non ho mai sollecitato o ricevuto un finanziamento illecito questa è una vicenda marginale di cui non potevo verificare gli adempimenti di legge, perché non riguardava una mia campagna elettorale. sarà il giudice monocratico a stabilire la mia innocenza».
Alemanno a giudizio per finanziamento illecito
Vincenzo Imperitura Finanziamento illecito: con questa accusa il Gip Costantini ha deciso il rinvio a giudizio per l’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno e per altre sette persone, tutte...
