Politica

Zaia e Tosi siglano la "tregua del vino"

Niente duello tra i due sul palco del Vinitaly

Nello sport è quasi una regola matematica: i match più attesi sono quelli che normalmente deludono. Forse perché le grandi aspettative scatenano nei contendenti l’ansia da prestazione. Ieri a Verona, all’inaugurazione della 49^ edizione del Vinitaly (il salone internazionale del vino), i due contendenti erano Flavio Tosi e Luca Zaia. Il sindaco di Verona e il governatore del Veneto si incontravano per la prima volta da avversari dopo che il primo, espulso della Lega, ha deciso di sfidare il secondo alle prossime Regionali. Non a caso il quotidiano cittadino L’Arena , ieri mattina titolava con enfasi: «Tosi-Zaia, duello al Vinitaly». Con questo carico di attese in tanti hanno riempito l’Auditorium della Fiera di Verona. E luogo non poteva essere più indicato visto che l’Auditorium è dedicato a Giuseppe Verdi, il compositore caro al Carroccio. Autore di quel Va, pensiero che i leghisti vorrebbero inno d’Italia. Tosi e Zaia, però, non solo non hanno cantato insieme il celebre coro del Nabucco come in passato, ma hanno anche evitato accuratamente di guerreggiare. Così il tanto atteso duello si è trasformato in uno scambio di strette di mano. Condito con una dose di inevitabile imbarazzo. Zaia è il primo a presentarsi in sala. E subito viene circondato da telecamere e taccuini. Cosa che gli impedisce di vedere che Tosi è proprio dietro di lui. Se ne accorgono i giornalisti che, mentre il governatore parla del grande successo del vino veneto, cominciano ad incalzarlo e a chiedergli di stringere la mano all’avversario. Lui si «difende» spiegando di averlo già fatto. Poi, di fronte all’insistenza, si spazientisce. Il risultato è che mentre prova a liberarsi dall’assedio, Zaia resta solo in piedi davanti al palco mentre Tosi viene a sua volta circondato. Approfittando della calma il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, presente in sala, gli si avvicina per salutarlo. E il leghista ironizza: «È venuto a sostenermi in campagna elettorale». Poi promette: «Non vi preoccupate che ve la faccio fare la foto insieme al sindaco». E così è. I due si offrono sorridenti ai fotografi e si accomodano sul palco dove si ritrovano seduti a debita distanza. Il primo a parlare, in quanto padrone di casa, è Tosi che mette subito le cose in chiaro: «Per rispetto ai produttori e agli operatori che fanno la fortuna del Vinitaly e di questi territori, oggi si parla di vino e non di politica». In realtà, mentre il sindaco lascia la sala appena finito l’evento, Zaia resta e qualche battuta politica, a margine, se la concede. «Stiamo lavorando a un progetto amministrativo con Forza Italia - spiega - se sono rose fioriranno ma i boccioli già si cominciano a vedere». Dallo studio televisivo di Maria Latella anche il segretario della Lega Matteo Salvini, che domani è atteso al Vinitaly, spiega che «prestissimo» vedrà Silvio Berlusconi («In ballo non c’è solo il Veneto ma anche la Liguria, la Toscana, l’Umbria...terre rosse che mi auguro diventino verdi»). Ma il clima, per ora, è di estremo fair play. Il governatore lombardo Roberto Maroni, anche lui presente al Vinitaly, assicura che Zaia vincerà, ma non nega di aver salutato Tosi che resta «un amico». Pure Salvini dice di non provare astio nei confronti del sindaco. Di certo c’è che a Verona, anche all’esterno della Fiera, la sfida non è ancora iniziata. Davanti all’ingresso principale un solo manifesto con la faccia sorridente della candidata Pd Alessandra Moretti. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, anche lui sul palco dell’Auditorium Verdi, si concede una battuta: «A nome del Pd e di Alessandra Moretti ringrazio Tosi e Zaia». Il tanto atteso duello non c’è stato. Ma il Veneto potrebbe presto ammainare la bandiera verde.

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