Di Pietro, ha sentito? Antonio Pisapia non si ricandiderà sindaco di Milano. Antonio Di Pietro - ex pm simbolo di Mani Pulite ed ex leader dell’Idv - è in campagna, lontano dagli echi della politica. «No, non so nulla. Quando l’avrebbe comunicato?» Pochi minuti fa. L’ha detto esplicitamente. È sorpreso? «Dal punto di vista personale no, perché ho avuto modo di conoscere Pisapia come una persona perbene fin dai tempi di Tangentopoli. Probabilmente è stanco di sentirsi tirato per la giacchetta. Ora bisogna solo capire se la sua dichiarazione è la manifestazione di una volontà o un ritiro definitivo». Cosa intende per «tirato per la giacchetta»? «A Milano, come ovunque, chi sta all’interno del sistema dei partiti viene sempre tirato per la giacchetta. È successo anche a me, che un partito l’ho fondato. Per questo la mia candidatura a sindaco di Milano avverrà al di fuori del sistema dei partiti, con la società civile». Parteciperà alle eventuali primarie del centrosinistra? «A suo tempo ho fatto la scelta politica di riconoscermi in quell’area, seppure nel programma di Renzi oggi ci sia ben poco di sinistra. Per questo, quando l’Idv ha deciso di appoggiare il premier, io sono uscito dal partito. Ma la politica nazionale è altra cosa rispetto alle amministrative. Oggi, però, la domanda non è se io mi riconosco nel centrosinistra, ma se il centrosinistra è pronto a riconoscersi in Antonio Di Pietro con la sua storia alle spalle». Il feeling tra Renzi e le primarie si è raffreddato. Se il Pd decidesse di non celebrarle? «A Milano si faranno, perché non mi sembra che al momento ci siano personalità così importanti da schierare. E così le primarie serviranno a "pompare" l’eventuale candidato. Più che altro, però, vorrei capire come il Pd si porrà con me e perché io non andrei bene». Cosa rimprovera a Pisapia? «Il problema principale di Milano è che, negli ultimi vent’anni, nel bene e nel male non è cambiato nulla. Se Pisapia, che conosceva le identità di certi personaggi che gestivano la lottizzazione degli affari milanesi, non ha reagito in alcun modo, vuol dire che a sua volta non ha fatto niente per contrastare la corruzione dilagante». Dica la verità: le nuove inchieste le fanno comodo... «È riduttivo pensare che il fatto che ci siano personaggi già condannati che continuano a gestire la cosa pubblica sia uno spot per me. La verità è che io sono un personaggio scomodo. Quando c’è stato il concorso per guidare le Infrastrutture lombarde, sono stato escluso perché non avevo i titoli. In pratica, mi mancavano i sette anni da avvocato. A me, che ne avevo venti da magistrato... Questa è la reazione del sistema alla mia persona. Detto ciò, da sindaco non mi limiterei a fare lo sceriffo. Non che non ci sia bisogno di una forte attività di controllo e prevenzione, ma la mia attenzione sarebbe diretta soprattutto alla questione sociale, che a Milano come altrove si sta sempre più aggravando». Lo sa che anche Maurizio Lupi potrebbe candidarsi? «Con lui mi confronterei solo sulle cose da fare per Milano e non su altre questioni. Non strumentalizzerei le ultime vicende. Lupi si è dimesso da ministro, come in passato feci anch’io. Certo, io ci misi dodici minuti e lui qualche giorno in più, ma merita comunque rispetto. La mia campagna non sarà contro qualcuno, ma per la città». La società civile - da Pisapia a De Magistris e Ingroia - non vive una stagione felice in politica. Sicuro che le convenga intestarsi quel marchio? «Se lo farò, è solo perché non voglio creare steccati tra partiti e coalizioni. Ma, ripeto, mi riconosco nel centrosinistra. Se le primarie si faranno il Pd dovrà svelare perché, nel caso, io non vi sarei ammesso. Spiegare se si fanno per trovare il candidato migliore o per escludere qualcuno. Anche perché Milano è diversa dal resto d’Italia». In che senso? «Altrove la validità delle primarie è stata messa in dubbio dall’apporto delle truppe cammellate. Ma a Milano il voto d’opinione sarà più forte, la spontaneità sconfiggerà l’induzione al voto».
"Ripulirò Milano per la seconda volta. E il Pd spieghi perché non mi sostiene"
Antonio Di Pietro - ex pm simbolo di Mani Pulite ed ex leader dell’Idv - è in campagna, lontano dagli echi della politica
