Caro Direttore, Ti scrivo dopo aver letto il tuo editoriale di ieri, «Nessuno Ci Difende», dedicato alla crisi del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Parto da una premessa, i vuoti in politica non possono esistere, per questo troveranno sempre qualcuno - in tutte le epoche ed in ogni paese - che li occuperà. La contemporaneità e la forza di Matteo Renzi, prima ancora che nella sua comunicazione di cui tutti parliamo, sta appunto in questo: aver occupato tre vuoti. Il primo, quello della generazione saltata in politica, i cinquantenni e su di lì, incapaci di disarcionare i più anziani - i D'Alema, i Prodi, i Berlusconi - quando stavano al potere e poi inermi di fronte alla rottamazione di se stessi ad opera dei quarantenni. Il secondo vuoto riempito da Renzi è quello dei moderati. Nella crisi di Ncd di cui parlavi ieri e del centrodestra più in generale, c'è, di riflesso, la confusione del ceto prevalente italiano, quello che, per citare Indro Montanelli, votava turandosi il naso. Gente pragmatica, che guarda alle soluzioni più che alle sensazioni. Bene, una parte di questa gente oggi, con Forza Italia a pezzi ed Ncd in dissolvimento, guarda a Renzi ed il fatto che l'ex sindaco di Firenze paragoni D'Alema ad un vecchio lottatore di wrestling li convince più di mille dibattiti. Il terzo vuoto, la leadership: Renzi la sua, nel centrosinistra, l'ha costruita con la forza ma l'erede di Silvio Berlusconi, dall'altra parte, dov'è? Potrebbe essere Matteo Salvini, ma si sa, il condizionale in politica, se non diviene indicativo, non conta.
I vuoti occupati da Renzi
di Massimiliano Lenzi