Politica

Matteo attacca i magistrati. E un pm gli salva il papà

Chiesta l’archiviazione per il fallimento della società del padre

Matteo Renzi può sorridere. Anche se continua ad attaccare i magistrati, la procura di Genova ha infatti chiesto l’archiviazione per suo padre, Tiziano Renzi, indagato per bancarotta fraudolenta nel crac della società «Chil Post srl». Le accuse contestate a Renzi padre dai pm riguardano il fallimento, avvenuto nel 2013, della società di distribuzione di giornali e campagna pubblicitarie. Più precisamente passaggi sospetti dei rami d’impresa e ingiustificate uscite di denaro rivelate dal curatore fallimentare. La società che ha creato più di un grattacapo al papà più famoso d’Italia, viene creata da Tiziano Renzi e intestata al figlio e alla sorella per cinque anni, fino al 2004. Dopo 24 mesi, il padre del premier vende il suo 50 per cento alle due figlie e la Chil, nel 2007, fattura 7 milioni di euro. Poi cambia nome, e diventa «Chil Post srl», fino a che, alla fine del 2010, cede il suo ramo d’azienda a un’altra società, la «Eventi 6 Srl», in mano alla moglie, Laura Bovoli. La vecchia Chil fallisce, mentre la nuova creatura, nel 2011, fattura 4 milioni di euro. È in questo passaggio che si sono concentrati i sospetti dei magistrati. In sostanza, inizialmente i pm pensano che Tiziano Renzi, prima di definire il fallimento della sua società, che in quel momento ha un debito di 1 milione e 300mila euro, nel novembre 2013 ne avrebbe ceduto la parte sana alla «Eventi 6» della moglie. Il prezzo di vendita sarebbe stato di circa 3mila euro, circostanza che attirò l’attenzione dei magistrati, la cui conclusione, però, è che nella conduzione della società da parte di Tiziano Renzi non c’è nulla di anomalo, e che dunque il fallimento della stessa è avvenuto senza sue responsabilità. Al contrario, per gli altri due amministratori che presero in mano la stessa società nel 2010, Antonello Gabelli e Mariano Massone, rimane in piedi l'accusa di bancarotta fraudolenta. Ma per inquadrare il percorso che poi arriva a produrre i problemi giudiziari per il padre di Renzi, ora in via di risoluzione, sempre che il gip accolga la richiesta della procura, occorre andare indietro nel tempo, fino al 2005, quando Tiziano Renzi è a Genova da due anni. Quell’anno la Chil molla una delle due sedi nel centro della città, ma la società che detiene l’immobile denuncia le inaccettabili condizioni del locale, con impianti elettrici distrutti, controsoffitti cadenti e tre mesi di affitto non pagati. Inoltre Tiziano Renzi, sempre secondo la versione del titolare dell’immobile, si tiene parte dell’arredamento e le barriere divisorie. Insomma, finire in tribunale è un attimo. In primo grado il giudice dà ragione al papà del premier Tiziano Renzi, ma in appello emerge che la Chil si è presa roba che non gli apparteneva e che, dunque, ci sono ottomila euro da pagare. I creditori, però, come evidenziato dal procuratore fallimentare, Maurizio Civardi, dalla Chil non ricevono nulla, finché la società viene dichiarata fallita nel 2013. Da qui l’inchiesta e ora la richiesta di archiviazione.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.