Politica

"La ripresa? Non è merito di Renzi"

Costalli (Mcl): "Il premier fa solo annunci e calpesta chi cerca il confronto. Le forze che si riconoscono nel Ppe si devono aggregare per fermarlo"

Il numero uno del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, è un toscano dal sorriso facile e dall’altrettanto improvvisa rasoiata realista. Che si abbatte su tutte le illusioni propagandistiche degli ultimi tempi, demolendole una per una, specie quelle che la politica (vedere alla voce promesse del governo) dipinge riguardo all’ economia. «La ripresa? Ce n’è solo un po’», spiega Costalli. «E non prendiamoci in giro, sappiamo benissimo da dove deriva. Non certo dalle politiche del governo. Piuttosto –continua- stiamo approfittando in piccolissima parte dei refoli provenienti dagli altri Paesi che ricominciano a camminare, mentre noi ancora no. E la questione centrale è, e resta, il lavoro».     Ma Renzi sta sbandierando ormai da settimane un significativo cambio di passo nella nostra situazione economica. «Figuriamoci, il premier è soltanto molto bravo a intercettare gli umori delle persone e li rielabora in base ai linguaggi della comunicazione. Annuncia duemila cose e ne realizza il 15%, per di più senza rapportarsi mai con i corpi intermedi. Con chi veramente ha a che fare, tutti i giorni, con la disoccupazione, le carenze di assistenza, le difficoltà reali degli italiani. Il premier calpesta puntualmente il valore del confronto. In generale, la realtà è che qui da noi l’economia sta continuando a pagare dei prezzi altissimi»     Quali sono le cause di questo? «Penso allo strapotere della finanza, che non è mai diminuito. Basta guardare il provvedimento del governo sulle banche popolari. Andrà a compromettere seriamente il nostro sistema di credito territoriale, che per decenni ha garantito il sostegno alle piccole e medie imprese. Se qualche banca popolare non funziona, non si può colpire un intero modello, ma si dovrebbe intervenire sul caso specifico».     Quindi non abbiamo ancora imparato niente dalla lezione della crisi, riguardo al gioco finanziario che ha asfaltato, giorno dopo giorno, l’economia fatta di persone, famiglie ed imprese? «Pare proprio di no. Stiamo presentando in tutta Italia il libro "Papa Francesco. Questa economia uccide", dei vaticanisti Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi. La settimana scorsa, a Roma, c’erano cinquecento persone. Sala strapiena tra posti a sedere e in piedi. Questo è un fatto molto significativo e sta a indicare che il messaggio del Pontefice viene recepito pienamente dalle persone perché sempre valido. Con la crisi, infatti, la persona è stata messa ai margini.     Rimettere la persona al centro, però, suona tanto come obiettivo politico. «È proprio questo il punto. Attualmente non c’è un soggetto politico in grado di raccogliere il consenso di quei milioni di italiani che si riconoscono in questo valore, l’importanza della persona, che insieme alla sussidiarietà e alla solidarietà va a costituire i principi del popolarismo europeo. Quello che manca però non è un altro partitino, visto che ce ne sono già tanti e non portano da nessuna parte. Auspico piuttosto la nascita di una grande realtà politica, che non sia semplice somma, ma sintesi efficace».     C'è da dire, però, che un tentavo è stato fatto, con gli incontri di Todi, nel 2012, di cui Mcl fu promotore e non andò proprio benissimo. «Calma. Quell’operazione partì molto bene, con un grande fermento, poi andò male per tre motivi, diciamo così, esterni. Il primo fu l'accelerazione di Luca di Montezemolo con la sua Italia Futura, il secondo fu il fatto che Mario Monti non volle caricarsi sulle spalle la responsabilità delle nostre richieste programmatiche. Il terzo motivo fu, alla fine del 2012, il rientro in campo in prima linea di Silvio Berlusconi».     Quindi adesso, a livello pratico, quali sarebbero i passi da compiere? «Bisogna fare in modo che le varie realtà che si riconoscono nei valori del popolarismo europeo parlino tra di loro, partendo dagli obiettivi e i contenuti, senza cercare, da subito, un leader. Per quello, poi, si potranno fare le primarie».     A quali interlocutori si riferisce? «Penso ad esempio a Flavio Tosi, che sono convinto riscuoterà molto più consenso del previsto in Veneto, a Raffaele Fitto. Penso anche a Corrado Passera e Mario Mauro. A vari movimenti del mondo cattolico. In teoria potrebbe rientrare in questo discorso anche l’Ncd, per il quale, se continua a stare in balìa completa del governo, sarà un costante stillicidio. Anche se credo che, per il partito di Alfano, il punto di rottura con l’Esecutivo potrebbe arrivare con una legge sulle coppie di fatto».     Però questo percorso non sarà facile da compiere. «Sì. Tuttavia credo che passate le elezioni regionali, dopo che il centrodestra, presentandosi in ordine sparso, prenderà una batosta tremenda, forse qualcuno potrebbe lanciare un appello "a chi ci sta". E vedremo cosa potrà accadere da quel momento in poi».     Se nascesse questa una nuova e grande realtà sui fondamenti che lei ha indicato, potrebbe allearsi con la Lega? «In prospettiva non lo escluderei. Anche se mi sento molto distante dalle posizioni estreme di Salvini su Europa e immigrazione».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.