Politica

Francesco fa il miracolo a Napoli

Si scioglie ma "a metà" il sangue di San Gennaro. Monito ai camorristi. L’abbraccio di centomila partenopei a Bergoglio: "Sei uno di noi"

Alla fine il popolo napoletano è diventato un tutt’uno con Francesco. Un abbraccio affettuoso, sincero e ininterrotto fatto di carne, lacrime, autentica devozione, emozione e commozione. Da subito si è creato un feeling speciale con il Papa venuto dall’altra parte del mondo che sta rivoluzionando la Chiesa. Ha già cominciato con il linguaggio e la comunicazione. È un ciclone, un terremoto: papa Bergoglio era a Napoli ieri 21 marzo, per lanciare i suoi strali (come era già successo il 21 giugno nella piana di Sibari) contro la camorra «una malapianta difficile da estirpare» in una città «dove nessuno potrà spezzare le ali della speranza». Lo ha ribadito durante la messa celebrata in Piazza del Plebiscito dove in settantamila hanno gridato un solo coro «Forza Papa». Quando poi il pontefice ha concluso la sua omelia con un «a Maronna v'accumpagna» è stato chiaro a tutti che Sua Santità «ha un grande cuore napoletano». Lo ha sottolineato il cardinale Sepe con un «non se lo faccia rubare». Il Papa ha esortato i napoletani a non cedere «alle lusinghe di facili guadagni o redditi disonesti. Questo è pane per oggi e fame per domani». E poi si è scagliato contro chi «sfrutta i giovani col cinico commercio della droga e col crimine». Anche se tutto ciò non scalfisce la certezza che «Dio vive a Napoli, nei vostri progetti di riscatto morale e sociale». Pugno alzato contro la corruzione che «spuzza». «Un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza». Il Papa era arrivato in mattinata prima delle 8 a Pompei dove aveva percorso con la papamobile il viale del piazzale del santuario affollato dai fedeli che dalle 4,30 avevano cominciato a sistemarsi dietro alle transenne. Poi a bordo della Papamobile è giunto in piazza Giovanni Paolo II a Scampia. Circa 5 mila fedeli ad aspettarlo. Una voce da un altoparlante che gridava «Viva il Papa, viva Gesù». I selfie con i bambini, le pacche sulle spalle, la sua innata simpatia e quella straordinaria capacità di andare al nocciolo del problema con semplicità e umanità: «Il cammino dei napoletani è spesso irto di difficoltà e disagi ma anche se non è mai stata facile, la vita a Napoli non è mai stata triste». Una città che sa rialzarsi dopo ogni caduta e fa in modo che «il male non abbia mai l’ultima parola». Dopo la Messa in piazza del Plebiscito Papaa Francesco ha raggiunto sempre in papamobile la Casa Circondariale di Poggioreale per il pranzo con i detenuti. Ad attenderlo migliaia di fedeli che intonavano «’O surdato nnamurato». I saluti con i 300 detenuti, e il pranzo con i cento di loro sorteggiati tra i 1900 detenuti di Poggioreale, Secondigliano, e il penitenziario minorile di Nisida. A sedere vicino a lui un commensale detenuto argentino. Presenti anche 12 detenuti trans. A fine pasto sono giunti 1800 babà al rum. «Francesco, aria di primavera», «Sei uno di noi», «Un santo nell'inferno di Poggioreale» gli slogan scritti sui cartelloni davanti al carcere. Ma le sorprese non sono finite qui. Perché sull’altare della cattedrale Francesco è riuscito a far sciogliere «a metà» il sangue di San Gennaro. Non era successo durante la visita di Giovanni Paolo II e neanche di Benedetto XVI. Acclamato dalla folla Bergoglio ha poi scherzato: «Il sangue è sciolto a metà: il Santo ci vuole bene a metà, dobbiamo riconvertirci ancora di più». Dopo aver subito pure l’assalto di una decina di suore di clausura Bergoglio ha ripreso il cammino per piazza del Gesù rallentato da tante mani da stringere e dal saluto ai disabili schierati al di là delle transenne. «Quando nella Chiesa, tra i sacerdoti e i religiosi, entra l'affarismo,è brutto» ha detto poi ai religiosi presenti. Alle 17 Bergoglio è arrivato alla Rotonda Diaz. È salito sul palco, è stato salutato con un «Buonasera Francé». Il tour de force volgeva al termine. «Sono stanco, scusatemi, voi napoletani fate muovere molto» ha detto il Papa-uomo. Ma c’è stato il tempo per un incontro tenerissimo con una 95enne che gli ha chiesto come poter continuare ad essere parte della società. «Se lei ha 95 anni, io sono Napoleone!» le ha risposto. Poi Francesco se ne è andato sulle note di «O sole mio».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.