Nonostante condivida momentaneamente con lui la responsabilità di governo, ho sempre considerato Matteo Renzi un goleador che gioca in un’altra squadra, ma gli ho sempre riconosciuto coraggio, determinazione e schiettezza. Doti che apprezzo e che fanno parte anche del mio Dna. Ma dopo la vicenda Lupi, purtroppo, non posso continuare né a pensarlo né a dirlo. Mi aspettavo da lui che ci mettesse la faccia, che lanciasse uno dei suo tweet al veleno e chiedesse con chiarezza a Lupi di dimettersi, o di rimanere. Perché in altre occasioni è stato capace di farlo senza tanti giri di parole. Invece, in questo caso, ha scelto la strada del silenzio che ha interrotto solo dopo aver avuto la testa del nostro ministro al quale rinnovo la mia stima e solidarietà perché, voglio ricordarlo, Lupi, a differenza di altri, non è indagato. Non vorrei che, sopraffatto dalla sua bulimia mediatica il premier avesse fatto una scelta di cui, un giorno, potrebbe pentirsi. Perché la differenza fra ciò che è politicamente opportuno e ciò che non lo è, è un filo talmente sottile che potrebbe spezzarsi in qualsiasi momento e aprire scenari impensabili. Azioni apparentemente innocue, come andare a vivere in casa di un amico che poi magari finisce nei guai, a posteriori potrebbe diventare un problema. E se nelle intercettazioni con Incalza dovessimo trovare colloqui con altri importanti esponenti del governo costoro dovranno dimettersi? Non credo che la politica gettata in pasto al "mediaticamente opportuno" sia una scelta corretta, soprattutto se aggravata dal criterio del "due pesi due misure". In questo, Renzi ha preso il peggio della "vecchia" sinistra che ha rottamato. Renzi non è più lo stesso. Renzi non é più Renzi.
Renzi travolto da se stesso
di Nunzia De Girolamo