«Qui stanno sparando a tutti, vi prego aiutateci». Le stanze del museo del Bardo a Tunisi, ieri mattina, si sono trasformate in un inferno e una voce all’altro capo del telefono, con la voce rotta del pianto, chiede aiuto. Carolina Bottari, una 51enne torinese dipendente comunale, quando il commando di jihadisti ha fatto irruzione nell’edificio, era lì insieme ad altri colleghi e turisti per ammirare le bellezze della più ricca collezione di mosaici romani del mondo. All’improvviso, però, la follia dei terroristi ha rotto l’incantesimo a colpi d’arma da fuoco. «Eravamo una comitiva di una cinquantina di persone. Qui nella stanza siamo in sei italiani, di là nello stanzone sono molti di più», racconta a La Presse mentre tutto intorno è ancora il panico. Nonostante la confusione, però, la 51enne, che faceva parte del gruppo di 34 dipendenti del Comune di Torino partiti in crociera e che si trovava al museo con altri cinque colleghi, aggiunge altri dettagli agghiaccianti: «Due persone sono morte. Altre tre sono rimaste ferite». Poi il buio, la paura e la disperazione che si interrompono solo tempo dopo, quando la sparatoria è terminata e si sente l’arrivo dei soccorsi: «È arrivata la polizia, sentiamo il suono delle ambulanze», racconta la donna al telefono con la voce disperata. Poco più in là un altro gruppo di italiani provenienti dal Molise, anche loro in crociera sulla Costa Fascinosa, riescono a scappare all’attentato. I parenti dei sei malcapitati li riconoscono in tv mentre fuggono dal museo scortati dalle forze dell’ordine. Poi con un messaggio riescono a tranquillizzare le famiglie: «Stiamo bene». L’orrore del terrorismo di matrice islamica, dunque, ha colpito anche l’Italia, trasversalmente forse, ma ha colpito. Una strage, però, che poteva essere evitata. Come per l’attentato di Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo e al supermercato kosher, giorni prima i servizi di intelligence algerini avvertirono la Francia che qualcosa stava per accadere, anche per la Tunisia gli allarmi erano di diversa entità e i servizi segreti stessi ne erano al corrente. Il giorno prima dell’irruzione al Bardo, infatti, sul portale di intelligence Site che monitora i siti jihadisti, era apparsa la notizia di un video in cui un combattente dell’Isis incitava i "fratelli" tunisini a colpire. «Bisogna prepararsi agli attacchi», ha detto parlando da Raqqa e dando consigli anche al gruppo terroristico nigeriano Boko Haram che ha giurato fedeltà allo Stato islamico. Ieri mattina, però, come un funesto presagio, dalla Rete sono arrivati altri avvertimenti. Da un profilo Twitter jihadista qualcuno ha annunciato: «Arriveranno presto buone notizie ai musulmani in Tunisia, e uno shock agli infedeli e ipocriti». Alla fine della giornata, quando il bilancio delle vittime italiane è stato reso ufficiale, l'Italia è sprofondata nell'angoscia mentre qualcuno ha festeggiato. Militanti dello Stato islamico, ha riferito Site, hanno celebrato su Twitter l’attentato a Tunisi.
"Aiutateci, aiutateci qui sparano a tutti"
Un’ora di panico anche tra i parenti in Italia
