PALERMO Abuso d’ufficio. Questa l’accusa contestata dalla Procura di Palermo all’ex pm Antonio Ingroia e al governatore della Sicilia Rosario Crocetta. I due sono stati iscritti nel registro degli indagati assieme a sei assessori. L’inchiesta ruota su una serie di assunzioni effettuate nella società partecipata regionale «Sicilia e-Servizi» di cui Ingroia è amministratore unico. L’accusa contro l’ex magistrato, muove dal fatto che, da commissario liquidatore, stipulò contratti con 75 dipendenti della Sisev, società privata satellite dell’azienda pubblica «Sicilia e-Servizi». In pratica, si sarebbe trattato di «assunzioni mascherate» nella pubblica amministrazione, effettuate in violazione delle regole che prevedono le immissioni in servizio nel pubblico e il blocco in questo settore, disposto per ragioni di spending review. L’operazione fu portata a termine dopo un parere dell’Avvocatura dello Stato, che però, secondo la Guardia di Finanza, non era vincolante, circa la possibilità di assumere a tempo indeterminato nelle società partecipate, con il cosiddetto «ripopolamento». Crocetta e i suoi assessori (Antonino Bartolotta, Ester Bonafede, Dario Cartabellotta, Nelli Scilabra, Michela Stancheris e Patrizia Valenti) votarono la relativa delibera che recepì il parere dell’Avvocatura e diede così di fatto il via libera al transito dei 75 ex Sisev in «Sicilia e-servizi». Il costo dei dipendenti è stato valutato in 2 milioni 258 mila euro. Per questo danno erariale, Crocetta, Ingroia e i sei assessori sono già stati citati in giudizio dalla Corte dei conti. La prima udienza è fissata per il 15 maggio. Tutto nasce proprio da Sicilia e-servizi, la società informatica, spesso al centro delle cronache per sprechi e acquisti di software a prezzi d'oro, e che lo scorso anno dopo l'uscita di scena del socio privato doveva chiudere i battenti. Ma non essendo mai stato formato il personale, come prevedeva la vecchia gara del governo Cuffaro, chiudere la spa «avrebbe messo a rischio il funzionamento di tutta la macchina amministrativa della Regione». Questa, per lo meno, la tesi del governo Crocetta, che ha quindi deciso di rimettere in piedi la società assumendo i dipendenti. «Non potevo consentire che l’attività si fermasse», sostenne allora Ingroia. In soldoni, a Crocetta sono stati chiesti 265 mila euro, a Ingroia 100 mila euro, agli assessori 50 mila ciascuno. Inoltre l’ipotesi, già formulata dai magistrati contabili, è quella di avere arrecato un ingiusto vantaggio, anche patrimoniale, a soggetti che, senza la violazione di legge, non avrebbero ricevuto il denaro. La Procura di Palermo, all’epoca diretta da Francesco Messineo, il 28 luglio scorso, nonostante il rapporto della Finanza, avesse chiesto di archiviare il procedimento senza nemmeno identificare i presunti responsabili, ma trattando il fascicolo come «ignoti». Lo scorso 9 marzo, però, il Gip Lorenzo Matassa aveva rigettato la richiesta di archiviazione «contro ignoti».
Abuso d’ufficio, stavolta l’ex pm Ingroia finisce tra gli indagati
Gaetano Mineo PALERMO Abuso d’ufficio. Questa l’accusa contestata dalla Procura di Palermo all’ex pm Antonio Ingroia e al governatore della Sicilia Rosario Crocetta. I due sono stati iscritti nel...
