"Lo Stato che funziona dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo della legalità. Invece i magistrati sono stati schiaffeggiati e i corrotti accarezzati". Le parole di Rodolfo Sabelli sono forti, e forte è la replica che poco dopo gli piomba addosso da Matteo Renzi: "Dire che lo Stato dà carezze ai corrotti e schiaffi ai magistrati è un falso, una frase falsa. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali è triste". E' l'ennesima puntata del duello tra Anm e presidente del Consiglio, che va in scena nelle ore in cui l'affaire Grandi Opere porta alla ribalta il ministro per le Infrastrutture. Non ci sta il premier che, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico della scuola superiore di Polizia, risponde alle accuse lanciate dal presidente dell'Anm. Renzi gioca con i termini asserendo che "il governo intende combattere non per uno stato di polizia ma per uno stato di pulizia" e poi replica al presidente Anm: "Dire che lo Stato da carezze ai corrotti e schiaffi ai magistrati è un falso, una frase falsa. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali è triste". L'affondo di Renzi arriva dopo un Sabelli che non le ha mandate certo a dire: "Lo Stato che funziona - ha detto Sabelli - dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo della legalità". Ma, ha sottolineato il presidente di Anm, invece "i magistrati sono stati schiaffeggiati e i corrotti accarezzati". Renzi ha poi spiegato che "nelle riforme, un pezzo di ragionamento riguarderà anche la polizia: dobbiamo andare sempre più verso una integrazione delle forze di polizia che non possono rimanere cinque. Ed è certo che la polizia in questo sarà valorizzata". "Spesso - ha aggiunto - mancano da parte delle autorità e delle istituzioni dei piccoli gesti di attenzione" nei confronti delle forze dell'ordine. E' doveroso da parte delle istituzioni avere dei piccoli gesti quotidiano di attenzione". "Oggi la minaccia terroristica ci priva della nostra identità", ma "noi siamo persone che possono difendere la propria sicurezza perché abbiamo cultura di quello che siamo", ha detto il premier. "Il problema della sicurezza è un problema culturale ed educativo. Le periferie devono essere dei luoghi in cui l'anima possa respirare e non il luogo in cui il grande costruttore può speculare", ha aggiunto il premier. Quanto alla crisi economica, il presidente del Consiglio ha spiegato che "il nostro Paese ha vissuto un momento di difficoltà, con la crisi più grave degli ultimi settanta anni. Dal punto di visto delle performance macroeconomiche, non siamo mai andati male come negli ultimi tre anni", ha aggiunto Renzi. "Abbiamo affrontato una fase emergenziale e io credo che ne siamo fuori". Opposizione all'attacco: mozione di sfiducia M5S-Sel. Ncd fa quadrato intorno a Maurizio Lupi, al quale invece il Pd chiede di fare chiarezza in Parlamento. E la Conferenza dei capigruppo del Senato, all'unanimità, ha deciso per la richiesta al ministro di riferire in Aula sulla vicenda. "Alfano si dimetta e Lupi venga in Aula a spiegare. Per noi è una priorità: siamo pronti a salire sulle barricate e a bloccare i lavori parlamentari", minacciano i capigruppo della Lega Nord, Gianmarco Centinaio e Massimiliano Fedriga. Da Sel arriva invece un appello alle opposizioni per una mozione di sfiducia unitaria. Tema sul quale, ricorda il presidente dei deputati, Arturo Scotto, Sel si impegnerà anche autonomamente. "Lupi deve dare spiegazioni, dimettersi e restituirci fino all'ultimo centesimo tutti i quattrini che si è beccato come ministro delle Infrastrutture", chiede anche Beppe Grillo dal suo blog. Né contribuisce a rasserenare il clima il fatto che il ddl sull'anticorruzione sarà all'esame dell'Aula del Senato non prima di giovedì e siccome c'è da convertire anche il dl banche entro il 25 marzo i tempi sono destinati ad allungarsi ulteriormente. Delrio: "Valuta dimissioni". "Io non ho elementi per dire che si deve dimettere, non è una cosa nella nostra disponibilità. Poi ci sono le decisioni che spettano al singolo, le valutazioni che si stanno facendo in queste ore e una valutazione pare sia in corso". Le parole di Delrio arrivano dopo che da palazzo Chigi era trapelata una certa freddezza nei confronti della situazione del ministro dei Trasporti. "Il problema c'è", era stata la prima reazione del premier Matteo Renzi che prima di riproporsi di approfondire oggi il caso aveva subito sottolineato che doveva essere il diretto interessato a "fare chiarezza". Da qui, la voce di un pressing per favorire un epilogo che comprendesse il passo indietro di Lupi ha preso sempre più corpo nel corso del pomeriggio. Una mozione di sfiducia e mezzo (perché la Lega ha puntato il dito su Alfano), una richiesta unanime di chiarimento da tutti i gruppi parlamentari del Senato e soprattutto un deciso invito a fare le «valutazioni» opportune che arriva da più parti. Il giorno dopo l'esplosizione del caso grandi opere, la posizione del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi si è fatta ancora più delicata. Politicamente, perché da un punto di vista giudiziario come ha ricordato Graziano Delrio, Lupi "non è indagato". Eppure, a sera, sono proprio le parole del sottosegretario alla presidenza a pesare di più nella giornata che doveva servire a capire meglio la posizione del ministro dell'Ncd. Lupi resiste: "Chiarirò tutto". "Non mi dimetto. Contro di me non c'è niente. È tutta una manovra contro di me in chiave elettorale in Lombardia", ha ripetuto il ministro delle Infrastrutture per tutto il pomeriggio anche ai colleghi dell'Ncd che l'hanno sentito. Tra questi, ovviamente, il leader Alfano. Per gran parte della giornata, invece, non ci sarebbe stato alcun contatto tra Renzi e il ministro. Intanto un fronte ampio ha stretto l'esponente Ncd sotto assedio, da Grillo allo stesso Pd tutti hanno in sostanza puntato il dito contro il titolare dei Trasporti. "È evidente che Lupi deve chiarire", ha spiegato il presidente dem Matteo Orfini in un'intervista a Repubblica Tv. Lo stesso Pd, con la minoranza particolarmente attiva (Pippo Civati ha anche rinfacciato a Renzi il caso Cancellieri), ha detto sì al Senato alla proposta avanzata in capigruppo di avere chiarimenti in aula dal diretto interessato. Più decise le opposizioni: Beppe Grillo ha tuonato su Internet ("si dimetta e restituisca i soldi") e M5s e Sel hanno presentato una mozione di sfiducia. Al momento, accettando in qualche modo l'invito arrivato da più parti, l'intenzione di Lupi sarebbe quella di aspettare di chiarire in Parlamento le sue ragioni. Prima di allora, nessuna decisione. A meno che il pressing diventi davvero insostenibile. In quel caso, la prospettiva potrebbe cambiare completamente.
Grandi opere, bufera su Lupi: "Si dimetta"
Pressing sul ministro che riferirà nell'Aula del Senato: "Chiarirò tutto". M5s e Sel presentano mozione di sfiducia. Delrio: "Valuta dimissioni" LEGGI ANCHE Grandi opere e maxitangenti milionarie - Tangenti Scontro Anm-
