Bersani ci tiene sente «con tutti e due i piedi nel Pd» e quando sente dire «se non siete d’accordo allora andate fuori», la sua risposta è: «No, vai fuori te che questa è casa mia». Quella che immagina da Bersani all’interno del Pd è «un’area di sinistra larga», perché «la radice ulivista di questo partito non va dispersa». In altre parole, «ci esca fuori dalla testa l’idea di una sinistra come solo connotata in una particolare storia», aggiunge l’ex segretario, sottolineando che «bisogna stare larghi con la testa» perché «nel campo largo tendono a prevalere le posizioni di stampo riformista». Sottolinea ancora Bersani: «Provare a fare sintesi, questo vuol dire discutere, sennò è chiacchierare, che è un altro film». I segnali da cogliere, per Bersani, non mancano: si è registrato «un dimezzamento degli iscritti e abbiamo assistito a fatti fenomenali, come il dato della partecipazione in Emilia-Romagna», dato anche da «una fetta importante che si è autosospesa, che detto "non vado da nessuna parte, ma ora mi fare capire"». Continua l’ex ministro: «Non vogliamo andare verso soluzioni leaderistiche, ipermaggioritarie, con dei Parlamenti a servizio, partiti liquidi, forze sociali senza più un ruolo e un sistema di rapporto squilibrato tra capitale e lavoro». Al contrario, «vogliamo andare verso un sistema proprio di una società europea moderna», che sia «partecipativo e consensuale» e in cui «la famosa governabilità - afferma Bersani - deriva da un buon equilibrio con la rappresentanza». Dunque «partiti nuovi finchè si vuole, ma strutturati, presenti e regolati», aggiunge Bersani. E quando «sento dire "tutti quelli che ci hanno preceduti, tutti quelli fin qui".... No, eh - manda a dire Bersani, raccogliendo l’applauso della platea - non mi ammucchi Prodi con Berlusconi e neanche Visco con Tremonti». Perché «sostituire i concetti di destra e sinistra con i concetti di prima e dopo può portarti a degli esiti indesiderati», avverte Bersani. «Il patto del Nazareno non corrisponde a quei principi di cui sopra? Numericamente non ne avevamo bisogno», dichiara Bersani: «Se l’opposizione non la si lascia fare al centrodestra, poi la fa la destra regressiva». Questo «è il modo di vincere? No, il nostro mestiere è l’Italia, bisogna vincere ma questo non esaurisce il nostro mestiere», continua l’ex segretario, dicendosi «preoccupatissimo che dalle periferie territoriali, sociali e culturali venga fuori qualcosa di fortemente regressivo». L’ultima battuta è per Maurizio Landini: «Per quello che lo conosco non credo che voglia mettersi in politica. Mi sembra di leggerlo come un movimento, che magari mette in discussione un’idea di sindacato - conclude Bersani - più che un soggetto politico che pre-politico, però bisogna chiedere a Landini, non so se io riesco a essere un interprete autentico».
Bersani sbotta: «Non voto l’Italicum»
L’ex segretario va all’attacco: «Resto nel partito, se ne vadano gli altri»
