Raggiunto da Il Tempo il cardinale e arcivescovo Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi, sembra sorpreso dal Giubileo Straordinario. Quando lo contattiamo al telefono per raccogliere le sue impressioni all’annuncio epocale di Papa Francesco, la reazione del porporato che ebbe l’onore di porre a Jorge Mario Bergoglio la fatidica domanda post Conclave («accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?»), sorprende anche noi. «Io sono partito da Roma, non so cosa dire in merito a questo Giubileo. Non ho sentito la radio o la televisione». Insistiamo nel chiedere se la Capitale sarà all’altezza visto il poco tempo a disposizione. Gli domandiamo se ricorda un precedente simile. «Non so...io di questo non ne avevo sentito parlare». Siamo dunque noi de il Tempo a darle la notizia? «Devo dire di sì. Io sono fuori Roma, ma che Giubileo è?». Giubileo Straordinario per la Misericordia, annunciato da Papa Francesco. Inizierà l’otto dicembre.«Da qui all’otto di dicembre c’è tempo per prepararlo, è così. L’idea mi piace, è innegabilmente molto bella. Il Papa ha sempre avvertito molto l’importanza della misericordia, il mondo nostro ha bisogno di misericordia, quindi l’idea mi sembra molto felice. Quanto al tempo, a dicembre va bene. È vero, i Grandi Giubilei si preparavano per tempo, lungo tempo prima. Però abbiamo nove o dieci mesi, sono sufficienti per preparare e dopo per prepararsi a svilupparlo. L’idea mi sembra molto buona, ma ripeto: non sapevo nulla di questo, la notizia la ho da voi». La meraviglia? «No, la cosa non mi meraviglia perché il Papa ha insistito sulla misericordia di Dio per invitarci ad approfittare di questa misericordia. E quindi un anno servirà, certamente, per una ripresa religiosa. Che avrà vantaggi anche per il resto della vita». Quanti Giubilei ha vissuto? «Ricordo quello del ’50, quando ancora non ero sacerdote e lo sono diventato allora, e poi Giovanni Paolo II ne ha fatti due o tre: quello Mariano, il Giubileo della Redenzione e poi i grandi Giubilei del ’75 e dell’Anno Duemila». Nel Duemila si riunirono un milione di fedeli. «Fu davvero un grande successo, vennero molte persone. Ogni mercoledì il Papa aveva 70, 80, perfino centomila persone in piazza San Pietro e poi nelle celebrazioni domenicali erano in tanti». Che significato ha per un fedele e per un religioso il Giubileo? «È un momento eccezionale e intenso che si riflette sul tema, che è la misericordia. È sempre un periodo di impegno religioso straordinario. I Giubilei sono così nella tradizione della Chiesa dal 1300. Però anche nel Vecchio Testamento era presente, ogni sette anni, un anno in cui c’era una forma di Giubileo, con più intensità, più preghiera, più riflessione». È un evento esclusivamente romano? «I Giubilei sono sempre stati universali. Poi, nel passato, non avevano una grande espressione fuori di Roma, ma negli ultimi tempi, sia nel secolo scorso, sia negli anni Duemila, il Giubileo ha una dimensione universale. Non è limitato a Roma». Non si svolge solo a Roma? «Giovanni Paolo II aveva permesso, un anno, per il Giubileo della Redenzione, di andare ad acquistare l’indulgenza non solo a Roma e ogni diocesi doveva indicare dei santuari: prima di tutto nella cattedrale, e poi il vescovo designava due o tre chiese dove si poteva andare in pellegrinaggio. Ora bisognerà vedere come sarà impostato questo Giubileo». È un evento solo del cattolicesimo? «È per i cattolici, ma avrei bisogno di vedere il testo del Papa, prima, per essere esatto. L’unica cosa che posso dire è che l’idea è molto felice, per il perdono di Dio e per una ripresa, un anno sulla misericordia mi sembra una cosa molto bella».
Un altro? Che idea fantastica
intervista a Monsignor Giovanni Battista Re