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Preghiamo che non succeda niente

La chiamata di Bergoglio ai cristiani nel mondo evoca un braccio di ferro. Tra minacce e proclami di morte l’Isis vuole issare la sua bandiera nera LEGGI ANCHE Una sola volante ogni 150mila abitanti

Abu Bakr al-Baghdadi punta su Roma dal giorno della proclamazione del Califfato, avvenuta formalmente il 29 giugno 2014, e Papa Francesco marca il territorio. La Città Eterna, simbolo della cristianità e sede del Vaticano, è nel mirino del terrorismo di matrice islamica da sempre. Ora, però, con l’annuncio di Papa Francesco, che ha indetto un Giubileo straordinario dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, il rischio attentati si innalza. La "chiamata" che Bergoglio ha fatto a tutti i cristiani sparsi nel mondo, oltre ad evocare scenari di potenziale pericolo, potrebbe essere una chiara risposta alle infiltrazioni dell’Islam in Occidente. Non solo per anni di lenta islamizzazione dal basso, attraverso una immigrazione più o meno regolare, ma anche a causa dei continui sbarchi di profughi sulle nostre coste che hanno portato la presenza della religione musulmana a livelli mai avuti prima. L’immigrazione selvaggia e incontrollata, inoltre, porta con sé anche il reale e concreto pericolo di terroristi infiltrati che viaggiano sui gommoni. Pur nella volontà dell’accoglienza, di fronte alle minacce di riconquista anche di territori che in un passato molto lontano hanno subito la dominazione islamica, il Papa sfida l’Isis. Nel volume dal titolo "Bandiere nere da Roma" vengono indicate le rotte attraverso le quali avverrà (ed in parte già avviene) l'invasione di musulmani in Europa. L’obiettivo finale è Roma. Una mappa che considera i paesi che circondano l’Italia. In verde quelli di destinazione dei musulmani. In arancione quelli da cui possono partire gli attacchi verso gli Stati per diffondere il Califfato. Marocco, Tunisia, Siria, Kossovo, Bosnia e Albania i luoghi da cui sferrare l'attacco concentrico. Da qui gli jihadisti devono raggiungere le aree segnate in verde, l’obiettivo. Roma è tra questi ultimi. La Turchia, poi, è una buona via. Anche per documenti falsi e agevolazioni varie. Il resto è affidato allo sbarco di profughi sulle nostre coste. Nel corso dei mesi, infatti, l’intenzione di arrivare a Roma è stata palesata in varie forme: messaggi audio, video e attraverso il magazine online Dabiq, che in una delle sue uscite ha pubblicato in prima pagina la foto di piazza San Pietro con la bandiera nera dell’Isis issata sull’obelisco. Un anno in cui sono stati numerosi anche gli alert da parte dell’intelligence che hanno portato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ad innalzare il livello di sicurezza. Il Giubileo, quindi, apre le porte ad un incontrollato flusso di fedeli che da tutto il mondo riempiranno le strade di Roma. Jihadisti, lupi solitari, simpatizzanti dell’Isis e tutto il contesto di elementi radicalizzati che ruotano attorno alla follia dei terroristi si sentirebbero autorizzati e motivati a colpire. Il clamore mediatico di un’azione del genere, quello sempre ricercato dai terroristi per avvalorare in tutto il mondo le loro gesta, sarebbe enorme. L’intelligence e le forze dell’ordine sono già in allerta da tempo per arginare e prevenire attacchi a Roma e in Italia. Ora la faccenda si complica. Nel corso di quasi un anno l’elenco di minacce fatte dall’Isis a Roma è lungo, una al mese. L’ultima venerdì sera, con un messaggio audio, del portavoce dello Stato islamico, Abu Mohammad al-Adnani che ha annunciato: «Faremo esplodere la Casa Bianca, il Big Ben e la Torre Eiffel». Dopo Parigi sarà la volta di Roma. All’indomani dell’attacco subito dalla Francia, Bergoglio ha condannato la strage Charlie Hebdo, ma ha anche avvertito che «non si può prendere in giro la fede. C’è un limite, quello della dignità di ogni religione». L’Italia, però, è il paese destinatario di minacce lunghe un anno. A luglio 2014 Abu Bakr al-Baghdadi ha esortato i seguaci dello Stato islamico: «Conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah». Dopo qualche mese, a settembre scorso, il portavoce dello Stato islamico, Abu Muhammed al Adnani, è ritornato sull’argomento: «Conquisteremo la vostra Roma, spezzeremo le croci e faremo schiave le vostre donne, con il permesso di Allah». Il più inquietante dei messaggi è stato affidato al quarto numero del magazine online Dabiq, che in copertina riporta la foto di piazza San Pietro con la bandiera del Califfato islamico sull'obelisco.

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