Paolo Gianlorenzo, viterbese, è l’uomo che ha sfidato, davanti Palazzo Grazioli, l’inviato di Servizio Pubblico Luca Bertazzoni. E si è scagliato contro quel giornalismo antiberlusconiano che, negli anni, ha creato processi in diretta tv dove il leader di Forza Italia, al contrario di quanto avvenuto in Corte di Cassazione nel processo Ruby, finiva sistematicamente condannato. Uno sfogo, quello di Gianlorenzo, colorito e infarcito di accuse ai “comunisti”, finito in un video diventato cliccatissimo in rete. «Milioni di visualizzazioni, una cosa impressionante», spiega. A mente fredda? «È stato l’inviato a cadere come un pollo sulla mia provocazione verbale». Sì, però, a parte l’invettiva sui comunisti, aver ricordato di quando, sempre sotto Palazzo Grazioli, un militante tempo fa diede a Bertazzoni un quadro in testa non è stato proprio carino. «Quella volta se l’è cercata, era andato lì a provocare. Se un tifoso della Lazio va sotto la curva sud della Roma a dire ‘non sventolate le bandiere’, che gli succede?». Che riscontro ha avuto, lei, dopo che il video è stato messo in circolo? «Ho ricevuto circa 7 mila messaggi su Facebook, un buon 95% tutti positivi, per il resto c’è chi mi manda a quel paese o scrive anche cose peggiori». Un consenso dovuto a cosa? «La gente ha ascoltato quello che in realtà vorrebbe dire, ma non ha il coraggio di farlo perché nel nostro Paese chi esprime le proprie opinioni finisce subito alla sbarra. Comunque nel sottobosco dell’Italia c’è un forte gradimento per ciò che ho fatto, in molti la pensano come me». Perché ce l’ha tanto con Servizio Pubblico e i ‘comunisti’? «Si sono accaniti su Berlusconi come persona fregandosene dei contraccolpi che ciò avrebbe potuto causare sulla sua famiglia. Distruggere l’avversario politico fregandosene della sua dimensione privata, spiando dal buco della serratura. Certo, però Berlusconi dovrebbe rivedere un po’ la cerchia dei suoi amici». Quindi i comunisti sono sempre forti o escono fuori solo quando c’è da accanirsi contro Berlusconi? «Si sono appropriati dell’Italia, sono dappertutto». Renzi non sarebbe granchè d’accordo. «Figuriamoci, Renzi. È un pupazzo manovrato di altri. È un sindaco che ha la fortuna di fare il presidente del consiglio». Facendo un giro su internet si scopre come anche lei sia coinvolto in una inch iesta. «Sì, è vero. Sono accusato di estorsione. Ho fatto 58 giorni di detenzione, una vicenda che si trascina dal 2011 e non siamo ancora riusciti a fare un’udienza davanti al gup, che dovrebbe essere il 17 marzo. Io non faccio teoremi, ma dico soltanto che sui giornali locali che ho diretto ho fatto inchieste che hanno dato addosso al locale sistema di potere del Pd». Sul suo profilo facebook, accanto al suo nome, ha scritto “Mussolini”. Perché? «Perché i miei amici dicono che gli assomiglio».
Gianlorenzo: "Ho cacciato quelli di Santoro, la gente è con me"
Viterbese, è l’uomo che si è scagliato contro quel giornalismo antiberlusconiano che, negli anni, ha creato processi in diretta tv
