Una televisione libera dai partiti, «che prenda per mano gli italiani», che non pensi troppo agli ascolti e con un canale dedicato alla cultura senza pubblicità: questa la Rai riformata annunciata dal premier Renzi, il quale, però, si è ben guardato dallo spiegare con quali soldi (e soprattutto di chi) dovrebbe andare avanti. Il «niet» deciso al binomio Rai-politica è arrivato ieri sera, al termine di una conferenza che avrebbe voluto essere ufficialmente solo sulla scuola. A una domanda sulla Rai il premier si è mostrato stupito. Poi ha dedicato ben più di due parole alla sua Rai dei sogni. «Non vi deve più essere contiguità fra Rai, partiti e forze politiche che comporta che ogni settimana si debba discutere con il segretario o il parlamentare della commissione di Vigilanza», ha detto durante l’incontro a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri che ieri sera ha solo iniziato l’esame del disegno di legge, che tornerà quindi in Cdm la prossima settimana. «Quando hai scelto una missione - ha aggiunto - chi controlla e chi la guida, non serve aprire una discussione fra forze politiche per scegliere il direttore di una testata regionale». E «non immaginiamo che il governo possa nominare da solo il Cda Rai, pur essendo titolare al 99,8 per cento. Immaginiamo un Cda più ristretto rispetto a quello di oggi di 9 persone, la cui maggioranza sia eletta dal Parlamento in seduta comune», come il presidente della Repubblica. E deve esserci spazio «per i dipendenti della Rai. L’idea che un lavoratore possa sedere in Cda è interessante». La Rai deve essere «l’azienda culturale più importante d’Europa, capace di competere con maggiore forza, non tenendo l’occhio solo sui dati Auditel, alle 10 del mattino, ma che sia invece capace di rappresentare il Paese, prendendo per mano gli italiani e portandoli nell’era digitale». Tutto inizierà con l’imminente riforma che prevede «un capo dell’azienda che viene scelto dal governo con l’approvazione del Cda». E ancora: «Credo che la Rai debba avere una rete dedicata alla cultura come arricchimento della persona umana. Credo che le singole reti Rai debbano avere una più marcata definizione di missione - ha aggiunto Renzi - e che chi gestisce la programmazione culturale dovrebbe non avere la pubblicità». Ma soprattutto, ha tenuto a precisare: «Sbaglia chi dice che voglio mettere le mani sull’azienda. Per quello basterebbe lasciare le cose come stanno». Una curiosità: Renzi ha parlato per cinque minuti della Rai senza mai usare la definizione: «servizio pubblico». La riforma è iniziata.
Renzi: «Voglio un canale senza la pubblicità»
Il Cda eletto dal Parlamento in seduta comune
