Il mondo cattolico scende in campo contro Silvio Berlusconi "assolto" dai giudici della Cassazione ma, secondo i vescovi, non dalla giustizia "morale". Al centro della polemica il caso Ruby su cui già in passato non erano mancate critiche da parte della Chiesa. Stavolta la condanna arriva dal segretario della Cei, Nunzio Galatino: "Tutte le volte che c'è una sentenza, bisogna andare a leggere le motivazioni. Ma il dettato legislativo arriva fino a un certo punto: il discorso morale è un altro". Per Galantino "la legge non dice ciò che è morale o immorale, ma il fatto che una cosa sia legale non vuol dire automaticamente che sia morale. Sono due cose diverse". Insomma per i vescovi non basta una sentenza per assolvere l'ex premier da comportamenti che restano inaccettabili. Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore di Avvenire Marco Tarquinio che evidenzia proprio la differenza tra giurisprudenza e "approvazione morale": "Quest'assoluzione dell'ex-Cavaliere - scrive rispondendo ai lettori - fa riflettere sulle modalità con cui è stato imbastito un processo accompagnato da grandi clamori (anche internazionali) e che ha avuto conseguenze serissime. Ma anche solo per il fatto che un simile processo sia stato possibile, è evidente che un'assoluzione con le motivazioni sinora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale". "L'ho pensato e scritto all'indomani della sentenza d'appello, continuo a pensarlo e torno a scriverlo oggi dopo la parola finale detta dai giudici di Piazza Cavour" aggiunge il direttore del quotidiano che poi richiama il "dovere sancito dall'articolo 54 della Costituzione repubblicana di adempiere con disciplina e onore a ogni pubblico ufficio e tanto più al massimo ruolo di governo".
Ruby, i vescovi contro Berlusconi: "Assolto? Il dato morale è un altro"
Il segretario della Cei Galatino: "La legge arriva fino ad un certo punto" Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore di Avvenire che ricorda l'articolo 54 della Carta: "Adempiere con disciplina e onore a ogni pubblico ufficio"
