Politica

Ma l’odissea in tribunale non è finita

Ruby Ter, caso Escort, compravendita di senatori e lodo Mondadori. Nei prossimi mesi l’ex premier costretto ad affrontare un tour giudiziario

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby, facendo passare in giudicato la precedente sentenza di assoluzione formulata dalla Corte d’Appello di Milano che aveva ribaltato il verdetto in primo grado che aveva visto i giudici del Tribunale infliggere sette anni di reclusione al leader di Forza Italia. Il caso Ruby si chiude qui, con Silvio assolto in via definitiva. Ma il calvario giudiziario del Cavaliere, cominciato nel 1994 praticamente subito dopo la sua discesa in campo, non è ancora finito. Anzi. Nei prossimi mesi, infatti, il Cav sarà chiamato a lottare ancora nelle aule giudiziarie. Ad esempio nel cosiddetto Ruby Ter. La procura di Milano, infatti, ha messo sotto inchiesta l’ex premier per corruzione in atti giudiziari, ipotizzando che Berlusconi abbia pagato le ragazze ospiti nella sua casa di Arcore in cambio del loro silenzio. Pochi giorni fa il procuratore aggiunto Pietro Forno, e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, hanno chiesto una proroga delle indagini, i cui termini sarebbero scaduti questa settimana, per tentare di scovare, tramite rogatoria, alcune presunte proprietà (un ristorante e degli appartamenti) riconducibili a Ruby che si troverebbero in Messico. Inoltre ai pm occorre più tempo per esaminare cellulari e tablet sequestrati due settimane fa a 21 ragazze e all’avvocato Luca Giuliante, ex legale di Ruby. Nell’inchiesta sono finite 45 persone, tra cui gli storici legali del Cav, Niccolò Ghedini e Pietro Longo. Ma i rapporti tra Berlusconi e le donne sono stati causa anche di una terza inchiesta, in mano alla procura di Bari. È quella che vede il Cav rischiare il processo, già chiesto dai pm baresi, per induzione a rendere dichiarazioni mendaci ai magistrati, in pratica di aver pagato Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore che in più occasioni gli procurava «compagnia», affinché mentisse sulle ragazze portate nelle residenze estive dell’ex premier tra il 2008 e il 2009. Tarantini, in sostanza, sostiene che il Cav fosse ignaro si trattasse di prostitute, e per i pm mente. Il pagamento, sempre secondo la procura, sarebbe avvenuto materialmente tramite l’ex direttore dell’Avanti, Walter Lavitola, anche lui coinvolto nell’inchiesta. L’udienza preliminare si terrà il 10 aprile prossimo. Non è finita. Il Cav è imputato per corruzione, stavolta a Napoli, anche nel processo sulla presunta compravendita dei senatori. Si tratta del procedimento basato sulle dichiarazioni dell’ex senatore Sergio De Gregorio, al quale Berlusconi avrebbe consegnato, tra il 2006 e il 2008, tre milioni di euro per indurlo a mollare il centrosinistra e passare nella maggioranza di centrodestra. De Gregorio, patteggiando 20 mesi, ha riferito ai magistrati di aver intascato quella somma. L’accusa è sostenuta dal pm Henry John Woodcock. L’accusatore, cioè lo stesso De Gregorio, in un’intervista di pochi mesi ha spiegato che la decisione di raccontare tutto, l’ha presa dopo aver sognato suo padre che gli chiedeva di andare dai magistrati. Al processo è stato sentito anche Romano Prodi, allora leader del centrosinistra, che sull’ipotesi di «acquisto» dei senatori aveva sentito solo «un chiacchiericcio continuo» a cui non aveva prestato molta attenzione. Nell’ambito della stessa inchiesta il Cav è indagato anche per finanziamento illecito ai partiti in riferimento ai soldi che avrebbe erogato proprio al movimento di De Gregorio, Italiani nel Mondo. C’è dell’altro. È ancora aperto, infatti, il caso Lodo Mondadori. Se il filone penale, in cui Berlusconi era accusato di aver corrotto i giudici per ottenere la proprietà della casa editrice, si è concluso con il proscioglimento, quello civile ha visto la controparte, cioè la Cir di Carlo De Benedetti, ottenere da Mediaset 494 milioni di euro per danni patrimoniali, e poi chiederne altri 32, ai quali se ne sommerebbero ancora 60 di interessi e spese legali. La decisione dei giudici arriverà forse nelle prossime settimane. Ma l’attesa più grande è il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a cui il Cavaliere ha fatto ricorso per violazione delle regole del giusto processo, sperando di ottenere giustizia dopo la condanna definitiva nel processo Mediaset, che gli è costata la decadenza da senatore, l’impossibilità a ricandidarsi e i servizi sociali a Cesano Boscone.

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