Politica

Della Valle e Montezemolo contro Moretti

Al processo per la strage di Viareggio le testimonianze dei vertici Ntv I pm vogliono dimostrare che l’ex capo Fs controllava tutte le società

Luca Cordero di Montezemolo, Diego della Valle e Giuseppe Sciarrone saranno stamattina, a meno di impedimenti, in un aula del Tribunale di Viareggio. Quella nella quale si celebra il processo per la strage causata dal deragliamento del treno, composto da 14 cisterne cariche di gas liquido, esploso l 29 giugno del 2009. Il rogo che si sviluppò sui binari si propagò alle case circostanti e causò la morte di 32 persone. I tre sono stati chiamati in qualità di testimoni dalla pubblica accusa secondo la quale l’amministratore delegato dell’epoca, Mauro Moretti (oggi alla guida di Finmeccanica) era l’uomo che decideva ogni cosa lungo i binari italiani. Così, sempre secondo i pm, lo stesso Moretti poteva intervenire sulla sicurezza dei convogli.   L’INDAGINE I procuratori di Lucca (Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) dopo l’incidente avviarono un’indagine che si è chiusa il 28 giugno 2012 con trentatre indagati, tra i quali oltre a Moretti, gli ad di Rete ferroviaria italiana (Michele Mario Elia) e di Trenitalia (Vincenzo Soprano). Con loro anche amministratori, dirigenti e dipendenti della Gatx (la multinazionale americana proprietaria dei carri), Fs Logistica, Officina Jungenthal di Hannover e officina Cima riparazioni di Mantova. Sotto accusa un asse di una carrozza del convoglio che cedette, secondo la procura, per mancanza di manutenzione. Non solo. Il perito incaricato dagli inquirenti, Paolo Toni, rilevò che qualcuno aveva nascosto sotto uno strato di vernice la zona centrale dell’asse che era però «afflitta da abrasioni causate da difetti della timoneria del freno». «Mi immagino che qualcuno abbia dato un ritocco per coprire la magagna. Un ritocco - spiegò Toni - che può essere effettuato solo quando la sala, asse più ruote, è smontata». Insomma la morte delle 32 persone, alcune delle quali colte dalla morte nelle loro case durante il sonno, potrebbe essere stata originata da una manutenzione eseguita non a regola d’arte.     I TESTIMONI Montezemolo e Della Valle saranno oggi Viareggio a rispondere ai quesiti dei pm perché questi cercano la prova che l’ex ad delle Ferrovie godeva di un potere molto vasto all’interno della holding e delle società del gruppo. E dunque era il solo a decidere la strategia e i modelli di comportamento dell’intero comparto ferroviario. Il patron di Tod’s e l’ex presidente della Ferrari nel 2012 avevano avviato il concorrente delle Ferrovie, ovvero la Ntv, che voleva contendere a Fs il trasporto dei viaggiatori italiani con il treno «Italo». Per la società la vita fu molto dura perché il monopolista usava, secondo i due manager, tutti i mezzi possibili per contrastare la loro azienda. Della Valle ha spiegato in un verbale alla Polfer: «Ho sempre sollevato malumori su come Moretti gestiva le Ferrovie dello Stato, come fossero una sua cosa personale e non un bene appartenente al Paese. E come gestiva tutto in prima persona - passando attraverso le varie società sotto la sua holding - per cercare di contrastarci e di crearci problemi in tutti i modi».     Il PROCESSO La pubblica accusa vuole accelerare i tempi e ha per questo deciso di puntare le sue carte sui tre testimoni eccellenti tagliando le deposizioni di decine di altri testi iscritti nelle liste del processo. Tutto questo per ridurre i tempi del procedimento ed evitare che nel frattempo subentri la prescrizione. Dunque dopo la deposizione di oggi, si passerà ai testi delle parti civili e a quelli invitati dalla difesa. Il clima attorno al processo è destinato ad accendersi. L’avvocato di Moretti, Armando D'Apote, ha sempre affermato che quelle di Montezemolo e Della Valle sono testimonianze «totalmente non pertinenti». Il legale ha sostenuto che Moretti non ha responsabilità nella tragedia perché non si sarebbe mai occupato di treni e rotaie visto che Fs non aveva ruoli operativi, al contrario di Trenitalia e Rfi. La partita si gioca anche sul filo dei nervi. A novembre scorso un dipendente di Finmeccanica, fu sorpreso e fermato dai Carabinieri a fare foto nell’aula del processo, nonostante il divieto introdotto dal presidente del Tribunale.

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