Cominciamo dai dispersi. I primi a uscire dal Pdl furono i finiani di Futuro e Libertà. Uscirono dalla maggioranza sul finire del 2010 portando Berlusconi verso il declino e, allo stesso tempo, condannandosi alla sparizione dalla carta geografica della politica. Nelle successive elezioni politiche infatti non andarono oltre un vergognoso 0,47%, meno di 160mila voti. Diversa la sorte di Fratelli d’Italia, la costola destra, che con la guida di Giorgia Meloni sogna di rifare una sorta di Alleanza nazionale. Con la nuova legislatura, il Cavaliere decise di sostenere il nascituro governo Letta. Salvo poi togliergli la fiducia dopo che il Pd (sulla spinta dei renziani) scelse di votare la decadenza dell’ex premier. A fine settembre la resa dei conti. Il Pdl decide di votare la sfiducia al governo ma i cinque ministri berlusconiani escono dal partito, seguiti da una sessantina di parlamenteri, e ne fondano uno nuovo: Ncd sigla che sta per Nuovo Centro Destra. Un nome che era tanto caro a Berlusconi che infatti voleva utilizzarlo per fare un restyling del Pdl cambiando il brand che invece gli viene scippato. Così l’ormai divenuto ex premier fu costretto a riesumare il nome di Forza Italia, suo antico e immutato amore. Poi venne Renzi e Berlusconi cominciò subito a cinguettare con lui. Già da quando Matteo era soltanto segretario del Pd. I due si vedono nella sede del partito democratico in largo del Nazareno e decidono di stendere assieme le regole del gioco. Dalla legge elettorale si passa alle riforme costituzionali e piano piano l’intesa, dopo che Renzi entra a palazzo Chigi, si passa a una sorta di ingresso ombra nella maggioranza. Che manda in fibrillazione Forza Italia che scende rapidamente nei sondaggi e apre un conflitto al suo interno a cominciare da Raffaele Fitto che non ama l’eccessivo feeling con il premier fiorentino. Non lo ama neppure il capogruppo alla Camera Renato Brunetta che così entra in guerra con l’altro capogruppo, quello del Senato, Paolo Romani. Ma soprattutto con il capo dei renziani dentro Forza Italia, Denis Verdini. Ma gli altri partiti del centrodestra non se la passano meglio. Angelino Alfano, leader di Ncd, ha grosso modo lo stesso problema: come affrontare Renzi. Esserne supino o almeno critico qualche volta? Fratelli d’Italia si pone invece un’altra domanda, ma nei confronti di un altro Matteo, Salvini in questa occasione. Giorgia Meloni, osannata prematuramente come la Le Pen italiana, ha finito con l’essere la ruota di scorta della Lega. Il suo ruolo, inzialmente da co-leader del centrodestra emergente, ha finito per avere un ruolo sempre più secondaria e s’è fatta scippare pure l’appoggio di Casa Pound. Così Fratelli d’Italia è oggi il "gruppo spalla" della Lega. Si limita a riscaldare il pubblico. Non senza che ciò abbia provocato problemi e scossoni visto che dentro FdI sono in tanto a rimproverare alla Meloni la linea eccessivamente nordista. Insomma, da ovunque si guardi il centrodestra sembra sempre solo comprimario e dipendente da qualcuno. non più in grado di decidere i destini degli italiani.
Dalla Cdl alla diaspora: così finisce il centrodestra
Non solo addii, tradimenti e scissioni Ora ogni partito ha le sue divisioni intestine
