Come nella pubblicità del gratta e vinci, gli piace vincere facile. Gioca senza avversari e in più fa anche da arbitro, guardalinee e quarto uomo. Matteo Renzi, abile oratore e cinico stratega, ieri non s’è impegnato più di tanto a portare a casa l’ennesima partita, stravinta senza far toccare palla agli avversari. Un fuoriclasse assoluto, a detta dei suoi ultras. Poco più che decente, in un campionato di schiappe, a sentire chi gli tifa contro. Certo è che per definirlo «statista» ci vuole ancora tempo, perché un qualsivoglia statista non riforma la Costituzione italiana a suon di sedute notturne, mortificando il dibattito, ricattando i suoi compagni e gli ex alleati Forza Italia, ignorando il principio di sintesi che dovrebbe essere anima di un vero percorso costituente. Non può voltare le spalle sistematicamente al confronto, scegliendo le prove di forza. Non può calpestare le forze politiche e gli elettori che esse esprimono, a cominciare da chi milita a tempo pieno nella prima formazione del Paese: quella dell’astensione al 40%. Per dirla col regista Billy Wilder, però, fra chi governa e chi ha riscoperto in ritardo l’opposizione, in questo momento manca il requisito fondamentale: il punto di vista dell’avversario. E manca soprattutto per demerito di chi abbia alla luna sapendo che ai polpacci del premier non morderà mai. C’è un timido punto di vista in Bersani, e presto capiremo se gli strali di ieri sono una sfida vera al presidente del Consiglio o un timido segnale di sopravvivenza in vita. (...) segue a pagina 2
A Renzi piace vincere facile
di Gian Marco Chiocci Come nella pubblicità del gratta e vinci, gli piace vincere facile. Gioca senza avversari e in più fa anche da arbitro, guardalinee e quarto uomo. Matteo Renzi, abile oratore...