Politica

Per Renzi l’Italia va a gonfie vele

Il premier glorifica la lentissima ripresa e prova a nascondere le spaccature nel Pd

Il no annunciato da Silvio Berlusconi alle riforme, che martedì saranno votate dall'Aula della Camera, viene accolto con ostentata indifferenza da Matteo Renzi. Il meglio deve ancora venire, scrive il presidente del Consiglio nella sua newsletter, e noi non abbiamo alcuna voglia di mollare. Primo pensiero di Renzi nella sua circolare telematica, quello alla ripresa economica. «In un anno sono aumentati i posti di lavoro, più 134mila. Con le misure della legge di stabilità, zero tasse per chi assume a tempo indeterminato e con la riforma del lavoro (Jobs Act) sarà ancora più facile assumere», rivendica, «il JobsAct aumenta le tutele per chi perde l'occupazione, ma soprattutto facilita le assunzioni, con buona pace di chi ha trascinato per mesi una polemica ideologica». Inoltre: «Lo spread non fa più paura: il decennale con i Bund era oltre 200 nel febbraio 2014, adesso sta sotto i 90 e ancora non è partito il Quantitive Easing. Quando partirà lo spread scenderà ancora». E prosegue: «Il dollaro ha recuperato terreno sull'euro e ci avviciniamo alla parità. L'Italia ha tutto da guadagnarne». In aggiunta: «L'Unione Europea sta attenta ai vincoli di bilancio ma finalmente si torna a parlare di crescita e investimenti (piano Juncker) e la nostra battaglia sulla flessibilità ha visto dei risultati concreti (la comunicazione sulla flessibilità della Commissione Europea)». E se non bastasse: «Mutui e compravendita di auto crescono a doppia cifra. Mercato immobiliare, consumi, indice di fiducia delle famiglie e delle imprese tornano al segno più dopo anni. Nel primo trimestre è probabile che il Pil torni positivo dopo decine di rilevazioni negative. «Grazie al governo, grazie ad un Pd forte - suggerisce a questo punto Renzi - Tutto questo deriva dalla solidità delle nostre riforme (l'elenco non comprende solo il mercato del lavoro, ma spazia dai tanto criticati 80 euro fino alle misure innovative sulla legge di stabilità che ha abbassato le tasse per chi crea posti di lavoro e ridotto l'Irap) e dalla recuperata credibilità internazionale del Paese, che è un fattore molto importante per la fiducia dei mercati e quindi per l'economia reale. Queste le parole di Renzi al quale, ieri, ha risposto la presidente della Camera. «Mi sono sentita dire "serva" dal M5S e, qualche giorno dopo, dal governo, che "remavo contro". Questa è la sorte di chi deve fare l'arbitro. Io lo so, ho le spalle larghe, so di svolgere il mio ruolo in modo imparziale ed è questa, forse, la ragione per la quale mi attaccano». Così Laura Boldrini, ospite di Maria Latella all'Intervista su Sky tg24. Boldrini ha nuovamente smentito che nel suo futuro immediato ci sia l'aspirazione di diventare leader di un partito di sinistra alla Syriza o Podemos. «Sono elucubrazioni che non so da dove nascano, ed è stupefacente sentire queste cose. Difendere le prerogative del Parlamento, essendo io presidente della Camera, per me è qualcosa di doveroso. Ma arrivare a dire che io voglio fare la leader di non so cosa... ma perché si dicono queste cose? Io mi occupo di ciò che mi compete, perché perdere tempo a fare voli pindarici che non mi appartengono. Questo è un vizio della politica e del giornalismo». «Non sono assolutamente uscita dal mio perimetro - ha detto ancora, respingendo i rilievi di Matteo Renzi - l'ho detto e lo ripeto, ho difeso le prerogative della Camera, ritengo di essere rimasta nel mio perimetro. Se non lo avessi fatto, allora sì, mi avrebbero potuto criticare. Ritengo normale che ci sia una dialettica istituzionale. C'è sempre stata ma nulla di più e nulla di diverso».

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