Politica

Salvini: «Silvio è stato fregato, ora si svegli»

Matteo Salvini va avanti come un rullo compressore. La strada è tracciata e porta a un partito di destra di stampo lepenista con connotazioni molto chiare su alcuni punti cardine: immigrazione, euro,...

Matteo Salvini va avanti come un rullo compressore. La strada è tracciata e porta a un partito di destra di stampo lepenista con connotazioni molto chiare su alcuni punti cardine: immigrazione, euro, Unione europea, alternativa senza se e senza ma a Renzi e a chiunque «inciuci» con il presidente del Consiglio dei ministri. Parlando a SkyTg24 nel corso della trasmissione L’intervista di Maria Latella, il leader della Lega Nord risponde a proposito dell’eventualità di presentarsi alle elezioni con liste comuni con FI: «No a marmellate, frittate e ammucchiate. La Lega è la Lega con pregi e difetti, prepariamo un progetto coerente che non prevede ammucchiate». Parlando del leader di FI, il segretario del Carroccio spiega: «Penso che Berlusconi sia stato fregato, ha fornito voti a un sistema renziano» in occasione dell’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale. «Speriamo si sia svegliato dall’incubo, anche se a occhio alcuni messaggini che gli sono stati inviati sono in altro senso». «Spero salti questo Patto del Nazareno», aggiunge l’europarlamentare, che spiega di parlare nell’interesse del Cavaliere: «Spero che Berlusconi abbandoni il Patto del Nazareno, o perderà il partito», asserisce senza mezzi termini il numero uno di via Bellerio. La Lega - annuncia quindi Salvini - presenterà la prossima settimana un disegno di legge costituzionale per abolire il divieto di vincolo di mandato previsto dall’articolo 67 della Costituzione. Una decisione, quella di Salvini, che arriva poche ore dopo l’annuncio di otto parlamentari «responsabili» di Scelta Civica di passare con il Partito democratico di Matteo Renzi. «Se uno viene eletto con un partito - dice il leader leghista - e in corso d’opera si trova in disaccordo con il partito con il quale è stato eletto non può cambiare casacca: si dimette». Una posizione, del resto, più volte esplicitata nei mesi scorsi dallo stesso premier Renzi e poi accantonata dopo i numerosi cambi di casacca - dagli ex Sel agli ex montiani - che in Parlamento hanno avvantaggiato i Dem.

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