Il patto del Nazareno è ufficialmente rotto, ma il dopo-Mattarella non si ferma ai rapporti tra Pd e FI. Perché in piazza San Lorenzo in Lucina le acque restano agitate, la resa dei conti è appena cominciata. Raffaele Fitto non molla la presa, anzi insiste nel chiedere l’avvio del processo di rinnovamento del partito. L’europarlamentare annuncia una convention per sabato 21 febbraio a Roma e sul proprio blog spiega che «noi ricostruttori abbiamo l’ambizione di ridare una speranza ai nostri elettori, in particolare ai delusi e agli astenuti. Abbiamo l’ambizione di rivolgerci a un ceto medio disorientato, dimenticato da Renzi ma che non vede al momento una chiara e credibile alternativa; abbiamo l’ambizione di indicare un punto di riferimento ad artigiani, commercianti, partite Iva, lavoratori autonomi e del privato (oltre che, per altro verso, a pensionati e disoccupati), cioè a tutti quelli che sono stati ignorati da Renzi». L’obiettivo è «impostare una sfida politica e di visione a Renzi e alla sinistra. E vogliamo contribuire a rilanciare il centrodestra puntando sulle idee e costruendo il futuro. Idee e futuro: senza una dimensione progettuale, lo schieramento alternativo alla sinistra è destinato a rimanere a lungo minoranza politica ed elettorale, pur essendo maggioranza sociale». A chi evoca una nuova scissione e ai gossip che vorrebbero i fittiani fuori da FI e alleati di Salvini e Tosi l’europarlamentare replica: «Questa nostra azione - sottolinea - è una grande opportunità per Forza Italia e anche per Silvio Berlusconi. Visione, progetto, futuro, rapporto con i nostri elettori, idee forti: altro che restare imprigionati in mesi di sterili liti condominiali». In tanti si schierano dalla parte di Fitto. Saverio Romano spiega: «Raffaele ha intrapreso concoraggio e lungimiranza una battaglia politica, ha tracciato un percorso. Ora rimbocchiamoci le maniche». Romano sottolinea i problemi seri di una «democrazia malata»: mancanza di risorse per i partiti, selezione della classe dirigente «secondo criteri di merito e trasparenza», pluralismo. Daniele Capezzone invece dice: «Da un anno, in tanti, insieme a Raffaele Fitto, poniamo in positivo questioni di fondo: il profilo liberale e riformatore che il centrodestra dovrebbe recuperare; una chiara impostazione alternativa al Pd e a Renzi; un ritorno a temi e iniziative che ci rimettano in comunicazione con i delusi e gli astenuti, con il ceto medio, con il grande mondo dei lavoratori autonomi sistematicamente dimenticati dalla sinistra. Fitto parla del futuro, di come rimetterci in comunicazione con gli elettori, di come tentare di tornare competitivi. Sta qui il cuore della discussione». Per il senatore Piero Liuzzi la manifestazione del 21 «ha l’obbiettivo di entusiasmare e infondere fiducia nel popolo dei moderati. Smettiamola con gli ottusi sfascia carrozze nel centrodestra. Ora più che mai vanno messe da parte le sterili rivalità interne». Maurizio Lupi (Ncd) dal canto suo prova ad allargare il tema della discussione tirando in campo gli ex Scelta Civica: «Non possiamo permetterci di limitarci, nel 2018, alla scelta tra, da una parte, Renzi e, dall’altra, il populismo. Che sia questo rappresentato da Grillo o dalle felpe di Salvini». Lupi riporta questa scelta alla «libertà di ciascun parlamentare», per poi spiegare che gli esponenti di Sc hanno di fronte due opzioni «o quella del Pd, o quella della costruzione di una nuova forza alternativa a Renzi che possa confrontarsi nel 2018» con il Pd. Maurizio Gasparri, nell’auspicare una riorganizzazione del centrodestra «che non vincerà con il personalismo di urlatori o di frazionismi», traccia la propria road map: «Prendere una chiara e forte iniziativa politica su casa, fisco, imprese, sicurezza, immigrazione, anziani, proponendo le proprie ricette, le uniche utili all’Italia».
Ma Fitto non molla e mostra i muscoli
L’europarlamentare lancia per il 21 febbraio a Roma la convention dei «ricostruttori»
