ll Patto del Nazareno è morto? Surgelato? Impagliato? Al momento nessuno sembra saperlo, comunque il premier Renzi lavora per rimanere con «i conti in ordine» dentro la sua maggioranza. E allora, per non sentire troppo freddo senza il riparo che, fino all’elezione del presidente della Repubblica, gli ha dato Silvio Berlusconi, Matteo arruola (quasi) in blocco nel Pd il fu partito di Mario Monti, Scelta Civica, mettendo un bel + 8 davanti al totale dell’esecutivo. E questo, dicono i bene informati, è solo l’inizio, molti altri cambieranno. Ecco così l’ufficializzazione dell’ingresso nel Pd del ministro Stefania Giannini, dei senatori Gianluca Susta, Alessandro Maran, Linda Lanzillotta e Pietro Ichino, e dei deputati Ilaria Borletti Buitoni, Irene Tinagli, Carlo Calenda. Non passano al Pd il senatore a vita Mario Monti e il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova che dovrebbero iscriversi al Misto. Tutto per portare a casa le riforme (che per Renzi e per buona parte del Pd sono la priorità), mentre su questa ennesima manovra svolazza il fantasma del Nazareno. E pensare che Matteo Renzi, nell’aprile del 2010 dichiarava perentorio: «Non si sta nel Parlamento con i voti presi dal Pd per andare contro il Pd». E ancora: «È l’ora di finirla con chi viene eletto con i voti di qualcuno e poi passa di là... Vale per tutti, a destra e a sinistra. Se io prendo e decido di mollare con i miei, è legittimo farlo. Però allora devo anche avere il coraggio di avere rispetto per chi mi ha votato». Parole imbarazzantissime, oggi. Ma, si sa, nella vita si cambia: si nasce piromani e si muore pompieri. Il premier affida al web le riflessioni del momento: «Il Patto del Nazareno non è un papiro segreto con dentro chissà cosa (con buona pace di qualche direttorone di giornale che forse ammetterà finalmente di aver scritto una bufala)». Il Patto è invece «un accordo alla luce del sole su tre punti centrali: innanzitutto, una legge elettorale in grado di dare un vincitore certo, evitare inciuci, ed eliminare il potere di veto dei partiti piccoli». Il misterioso (per alcuni) Patto del Nazareno inizia a svelarsi ora che è morto? Surgelato? Impagliato? Non si sa, ma, evidentemente, il premiar, nonostante il «pattuglione» di Scelta Civica passato al Pd, continua ad esserci affezionato. Così avverte che «noi continueremo ad andare avanti. Noi non abbiamo cambiato idea». Matteo Renzi, all’indomani della rottura con Berlusconi, ricorda: «Ho sempre detto che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché - avverte poi il presidente del Consiglio - i numeri ci sono anche senza di loro». E allora, «spero che dentro Forza Italia prevalgano il buon senso e la ragionevolezza» ma «se ciò non dovesse accadere, noi continueremo a rispettare Berlusconi e il suo partito come rispettiamo tutti i partiti che ottengono i voti dei nostri concittadini: il nostro obiettivo non è parlar male dei nostri avversari, ma lavorare bene per l’Italia». Renzi sa quali corde pizzicare, il gioco con la Giannini & Co gli è riuscito proprio grazie ad una dichiarazione, l’altro giorno, con la quale lodava il senso di responsabilità dei fu montiani, lodandone le scelte responsabili. E la risposta è stata con i fatti e con le parole: «Abbiamo molto apprezzato - hanno scritto i parlamentari di Scelta Civica che entrano nel Pd - il riconoscimento che il presidente del Consiglio ha voluto dare all’impegno che i parlamentari di Scelta Civica hanno profuso, in particolare negli ultimi mesi, per progettare e condurre in porto riforme che il Paese attendeva da anni e che soprattutto grazie alla leadership e alla premiership dello stesso Matteo Renzi hanno avuto il sostegno del Pd: dal jobs act alla riforma costituzionale e a quella elettorale, dalla riforma della Pubblica Amministrazione alle nuove politiche di bilancio, dalla politica della giustizia a quella della scuola. E abbiamo anche apprezzato l’invito di Renzi a un cammino e alla ricerca di un approdo comune che sia utile al cambiamento dell'Italia, obiettivo per il quale è urgente accelerare l’attuazione dell’agenda riformista». E questo anche se Matteo Renzi, in fondo non tanti anni fa, condannava i «trasformisti», che oggi invece puntellano il suo governo. Anche se non sono tutte rose e fiori, perché, per alcuni problemi che si risolvono, ce ne sono altri che potrebbero sorgere. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ricorda che l’esecutivo «non è un monocolore del Pd e mi sembra anche che il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo abbia detto più volte, ma è un governo che si è assunto la responsabilità, con Pd, Ncd, Area Popolare e Scelta Civica, di portare il Paese con coraggio verso il cambiamento». E Mario Monti, ormai orfano del suo partito, esprime rispetto per le decisioni di Stefania Giannini, Carlo Calenda e degli altri parlamentari che hanno lasciato Scelta Civica per entrare nel Pd. E orgoglio per un’esperienza politica che ha consentito all’Italia di non essere diventata, «con rispetto parlando, una Magna Grecia». E saluta anche il senatore Benedetto Della Vedova: «considero conclusa la mia esperienza in Scelta Civica». «Proseguirò - aggiunge- con ancora maggiore convinzione il mio impegno nella maggioranza che sostiene il governo Renzi. Se il presidente del Consiglio e il ministro per gli Affari Esteri riterranno opportuno continuare ad avvalersi del mio lavoro come sottosegretario, sarò ben lieto di proseguire», ma senza entrare nel Pd, perché «mi considero da sempre un radicale». Quando Renzi diceva "chi cambia casacca deve dimettersi dal Parlamento"
L’esercito dei Trasformisti si schiera col governo
Otto tra deputati e senatori di Scelta Civica entrano nel Pd. È solo l’inizio IL VIDEO Quando Renzi diceva: "Chi cambia partito deve dimettersi" I senatori che hanno cambiato casacca I deputati che ha
