Politica

Il grande bluff dei tagli a 4 ruote

La «svolta» in un vicolo cieco La flotta pubblica è sempre più ricca LEGGI ANCHE L'ultimatum della Madia: basta auto blu

Ganasce e freno a mano alla spending review delle auto blu. La "volta buona" di Renzi, svolta in un vicolo cieco. A nove mesi dall'inizio delle crociate contro le quattro ruote di lusso, le buone intenzioni del premier si son perse fra i comodi sedili in pelle delle super cilindrate, così come i suoi cinguettii contro il privilegio blu. Basta fare il giro di boa dei dicasteri per scoprire che il parco auto in dotazione agli uffici è ancora ben affollato, nonostante il decreto del ministro Madia stabilisca un tetto massimo di cinque auto pubbliche a tutte le amministrazioni. In quel di Montecitorio però la memoria sembra esser corta, dato che ai proclami in materia di Matteo Renzi, un po' il suo cavallo di battaglia, non sono seguiti i fatti. Ad oggi, Palazzo Chigi ha in dotazione ancora 15 automobili. I ministeri dovrebbero averne 93, ma nei parchi auto se contano ancora 1.153. Nel 2014 lo Stato si è liberato di 4mila vetture vecchie ma ne ha comprate 1.300 nuove, vanificando il risparmio. Il ministero guidato da Angelino Alfano ha a disposizione ancora 361 auto, comprese tre Maserati volute da Ignazio La Russa e messe in vendita su ebay. Un'operazione che rientra fra i primi colpi ad effetto del governo. E sembrerebbe essere anche uno dei primi flop, visto che gli internauti si sono guardati bene dal fare un'offerta. Quasi un anno fa il governo aveva promesso una decisa sforbiciata allo spreco, imponendo massimo cinque auto - ad uso esclusivo o non esclusivo - per ogni ministero o amministrazione centrale dello Stato con oltre 600 dipendenti. Un tetto che scende a 4 mezzi se i dipendenti sono compresi tra le 401 e le 600 unità, a 3 tra i 200 e i 400 per arrivare a una sola auto per le amministrazioni fino a 50 dipendenti. La rottamazione delle auto pubbliche è andata avanti a rilento: quelle blu e grigie erano 55.286 al primo gennaio 2014, a novembre (ultimo dato disponibile) se ne contavano 4.210 in meno. Ma parte dello sforzo, per così dire, andava a scemare col concomitante acquisto di 1.276 vetture nuove di zecca. I numeri, alla fine, sono questi: la riduzione si ferma a quota 2.934, il saldo a 53.860 che significa ancora una ogni mille italiani. I ministeri, ad esempio, sono lontani anni luce dal limite di cinque vetture. Nei loro parcheggi, tra possesso e noleggio, si contano oggi ben 1.153 auto blu: 814 alla Giustizia, 174 alle Politiche agricole, 33 ai Beni culturali, 16 agli Esteri, 14 alla Salute e così via. A nove mesi dal decreto che doveva asfaltarle, dunque, siamo a 1.060 di troppo. E' pur vero che tra gennaio e novembre, calcola il Formez, tra i ministeri se ne contano 209 di meno. E che quelle di servizio sono scese da 2.126 a 1.710 (-416). Di questo passo però, al ritmo del 15% e del 19%, serviranno altri quattro anni per centrare la riduzione prevista, proprio quanto manca alla fine della legislatura. A pensar male si potrebbe perfino dubitare che sia una coincidenza, quanto un calcolo per assicurarsi l'uscita di scena col botto. Comunque sia il governo ci tiene. Infatti ha avocato a sé alcune delicate competenze in materia. Dal 31 dicembre non è più il Formez, struttura tecnica esterna, a curare la comunicazione dei dati del censimento. I numeri li dà il ministero della Funzione pubblica, cioè il governo. Peccato però che l'impresa di conoscere come va la rottamazione al momento si rivela alquanto complicata: al vecchio numero di help desk per le amministrazioni non risponde nessuno, e neppure all'indirizzo autoblu @governo.it. Non solo. Il governo ha deciso per legge di rendere annuale anziché mensile l'aggiornamento dei dati.

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