Non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione. Soprattutto in un momento in cui tutti lodano la sua ritrovata forza politica. Mai come oggi Matteo Renzi è tornato al centro della scena. Assoluto protagonista in un panorama politico dove gli altri somigliano a tristi comparse. Così ieri il premier ha inviato la sua newsletter. Un’occasione per tenera altissimo il morale delle truppe renziane e celebrare alcuni recenti successi. Anzitutto l’elezione del Capo dello Stato Sergio Mattarella («il metodo che abbiamo scelto e praticato ha consentito di portare una larghissima maggioranza a condividere la nostra proposta»). Quindi il colpo, quasi mortale, al Patto del Nazareno e a Forza Italia («Ho sempre detto che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché i numeri ci sono anche senza di loro»). Poi, per concludere, un accenno alle riforme portate avanti «nel periodo non collegato». Ma come spesso accade la notizia, invece di essere in testa, è alla fine. Così, dopo aver parlato dei «primi segnali della ripresa» che stanno arrivando, Renzi si concede una rivincita personale. «Chi riceve da anni l’enews - scrive - conosce la mia amarezza quando qualche anno fa vi ho dovuto annunciare che la Corte dei Conti mi aveva condannato a pagare 14mila euro per un atto amministrativo della Provincia di Firenze. Ho subito su questo attacchi, sui media, cartelloni e sceneggiate del M5S in Parlamento, polemiche politiche violente. Oggi condivido una piccola soddisfazione: l’appello ha annullato la condanna e la verità viene finalmente ristabilita». Per chi non riceve da anni la enews vale la pena ricordare che nel 2011 Renzi era stato condannato per un danno erariale quantificato dalla procura in oltre 2 milioni di euro. Nel mirino la contrattualizzazione di 4 segretarie che componevano il suo staff che non avendo la laurea erano state "inquadrate" con un contratto piuttosto che con un altro. La pena inflitta, 50 mila euro di cui 14 mila a carico dell’allora sindaco di Firenze, mostrava già qualche falla nell’impianto accusatorio (uno provoca oltre 2 milioni di danno erariale e se la cava con 14 mila euro?) e infatti alla fine tutto si è risolto in una bolla di sapone. Peccato che quella che ieri si è chiusa non sia l’unica pagina «buia» della vicenda renziana. Il prossimo luglio, infatti, nonostante la richiesta di archiviazione dal parte della Procura, la Corte dei Conti ha deciso di mandare a processo Renzi per un’altra vicenda riguardante la sua esperienza in Provincia. Qui il danno erariale, legato alla nomina di 4 direttori generali (la legge ne prevedeva solo uno), si aggirerebbe fra i 200 mila e gli 800 mila euro. Finirà con un’assoluzione? Forse. Di certo c’è che presso la procura di Firenze, da alcuni mesi, l’avvocato Carlo Taormina difensore del «grande accusatore» di Renzi Alessandro Maiorano, ha depositata una corposa denuncia contro il premier. Diversi i nodi da sciogliere: dalle spese di rappresentanza ai tempi in cui era presidente della Provincia, fino alla casa pagata dal fedelissimo Marco Carrai dove Matteo ha avuto per 3 anni la residenza. Insomma quella di ieri sembra essere solo la prima puntata.
E sulle spese di Firenze è salvo. Per ora
Non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione. Soprattutto in un momento in cui tutti lodano la sua ritrovata forza politica. Mai come oggi Matteo Renzi è tornato al centro della scena. Assoluto...
