L’apparente rottura del “Patto del Nazareno” fra il premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, fa sì che la strada delle riforme messe in cantiere dal governo, da ieri sia molto più in salita. Ma a preoccupare il presidente del Consiglio c’è, però, dell’altro. Le riforme in dirittura d’arrivo o comunque da approvare nel corso di quest’anno, sono, infatti, di valenza enorme. Ragion per cui ognuna di esse dovrà passare il vaglio del nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella, da tutti descritto come poco propenso a fare sconti anche a chi, in un modo o nell’altro, gli ha aperto le porte del Quirinale. LEGGE ELETTORALE Il 27 gennaio scorso in Senato sono state approvate delle modifiche all’Italicum cambiando il testo che era già stato votato alla Camera. Modifiche che hanno dato soddisfazione alla minoranza del Partito democratico (nuova soglia per accedere al premio di maggioranza; introduzione parziale delle preferenze; premio di maggioranza che ora va alla lista più votata e non alla coalizione). Sta di fatto che Mattarella, da giudice della Corte Costituzionale, bocciò il Porcellum proprio a causa del premio di maggioranza e delle liste bloccate, che però nell’Italicum sono stati notevolmente modificati. Basterà ad evitare che il Capo dello Stato ponga il suo “veto”? RIFORMA DEL SENATO L’obiettivo di porre fine al bicameralismo perfetto, attribuendo al Senato prerogative del tutto nuove, passa da una riduzione dei senatori da 315 a 100: novantacinque scelti dai Consigli regionali, cinque nominati dal Capo dello Stato. Il nuovo Senato non voterà più la fiducia al governo, ma potrà votare le riforme costituzionali, le leggi costituzionali, quelle elettorali degli enti locali, ratificare i trattati internazionali ed esprimersi anche su altre materie. Si tratterà, però di senatori non eletti. Il Capo dello Stato, uomo della Prima Repubblica e fine giurista, avrà da ridire? TITOLO V Quando il centrosinistra approvò la riforma del Titolo V della Costituzione, consegnando alle regioni un enorme potere su molte materie, provocò un elevato numero di conflitti di attribuzioni, e dunque uno stallo di anni, fra Stato e regioni stesse, dovuto alla mancanza di chiarezza sulle rispettive competenze. Con la riforma, materie come energia, infrastrutture, salute e previdenza, tornano in mano allo Stato centrale. Inoltre ci saranno delle modifiche sui referendum. Tutti temi estremamente delicati. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA È uno dei tasti più dolenti. L’apertura dell’anno giudiziario, e le giravolte del premier, hanno dimostrato come il tema sia ancora incandescente. Temi come il falso in bilancio, corruzione, tempi della giustizia, autoriciclaggio, ma anche amnistia, indulto depenalizzazione dei reati minori e ferie dei magistrati, metteranno a dura prova il rapporto fra Renzi e il Capo dello Stato. Le pressioni, sull’uno e sull’altro, saranno inevitabili. La “corporazione” dei magistrati farà sentire la sua voce. Sarà il vero banco di prova della tenuta dell’intesa fra premier e presidente della Repubblica. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il ministro Marianna Madia ha annunciato che la riforma della Pa si voterà in Senato la prossima settimana. Negli scorsi giorni ha fatto discutere un emendamento che prevederebbe la punizione dei soli dirigenti, e non dei politici, per i danni erariali. Inoltre la riforma prevede una stretta sulle assenze per malattia, la possibilità di licenziamento come sanzione disciplinare, una più seria valutazione dei risultati negli avanzamenti di carriera. Quando il provvedimento arriverà sulla scrivania del Capo dello Stato, ci sarà da tenere presente anche un aspetto ulteriore: il capo dell’ufficio legislativo del ministro, infatti, si chiama Bernardo Giorgio Mattarella, ed è il primogenito del presidente della Repubblica. Un vantaggio per Renzi o uno svantaggio? DECRETO FISCALE Insieme alla riforma della giustizia, una norma contenuta della delega fiscale rischia di incrinare seriamente l’intesa fra premier e Capo dello Stato. Prevede, infatti, la depenalizzazione di alcuni reati fiscali fino al limite del 3 per cento dell'imponibile. C’è chi la chiama norma “salva Berlusconi", perché, secondo alcune interpretazioni, permetterebbe all’ex premier di veder cassata la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset e, di conseguenza, di annullare gli effetti prodotti dalla legge Severino che hanno determinato la decadenza del Cavaliere dal parlamento. Berlusconi, infatti, è stato condannato per una frode fiscale pari a meno del due per cento dell’imponibile, e ciò, secondo alcuni, potrebbe portare alla cancellazione della sua condanna. Se la norma venisse approvata così com’è, Mattarella si troverebbe di fronte a una valutazione gravida di conseguenze.
Tutte le buche davanti alla Panda grigia
Dissidi sull’Italicum, riforma del Senato e della Pubblica amministrazione L’ex giudice della Consulta Mattarella avrà da ridire sul «metodo Renzi»? L'APPELLO Caro Sergio non premiare chi c'era ai tempi dei marò
