«Referendum? E con chi lo fa?». Sorride, Marco Pannella, padre e demiurgo dei Radicali Italiani, alla notizia del tweet con cui Matteo Renzi ha annunciato che gli italiani potranno valutare le riforme del governo, una volta approvate, attraverso la consultazione diretta. «Non credo», spiega, «che una cosa del genere possa essere ancora attuale». E poi, dice, «potrebbe rappresentare un fattore di rottura, sia con il suo partito, sia con il resto della coalizione». Il pensiero va subito ai 12 quesiti referendari sulla giustizia di due anni fa, che comprendevano un ampio raggio di materie, dall’abuso della custodia cautelare fino all’abolizione dell’ergastolo e alla responsabilità civile dei magistrati. «Ricordo ancora», racconta Pannella, «l’appoggio di Berlusconi ai quesiti. Fu molto corretto, li firmò tutti e dodici e fece una dichiarazione perfetta, ricordando che sosteneva quell’iniziativa pur non condividendone alcuni dei contenuti. Poi, purtroppo, alla fine furono raccolte solo 200 mila firme». E perché questo? «Perché la gente non appoggia dei referendum riguardanti questioni che non sente proprie. Che non hanno a che vedere con la dimensione socioeconomica delle famiglie, o delle imprese. E poi, quella volta, avevamo contro tutta la sinistra». Sinistra che però sostenne quelli di due anni prima, del 2011, con al centro l’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento. L’esito superarono ampiamente il quorum. «Sì –spiega Pannella- la sinistra si era esposta perché quei referendum avevano una forte connotazione locale. E si era esposta anche perché non riguardavano i diritti civili. Ma non bisogna dimenticare un altro aspetto, che renderebbe un referendum sulle riforme fallimentare». Quale? «Quello dei media –risponde Pannella- Ormai siamo di fronte ad un dibattito pubblico completamente sequestrato. In tv e sui giornali c’è solo gazzarra, chi può godere di spazio non affronta più temi di ampio respiro. Come possiamo pensare che, in questo modo, un progetto referendario possa avere un buon esito e suscitare l’interesse dei cittadini?» Sì, ma se le portasse avanti Renzi, sicuramente troverebbe ampio spazio tra i mezzi di comunicazione. «Ma questo non è assolutamente presupposto di coinvolgimento da parte dei cittadini. Abbiamo visto quello che è accaduto alle scorse elezioni europee. Renzi era dappertutto, ma alla fine a votare è andata la metà scarsa degli elettori. Si esalta tanto il 40% ottenuto dal Pd, ma è un risultato raggiunto su una bassissima affluenza». Ricapitolando, quindi. Pericolo spaccature interne nella maggioranza di governo, la gente che non si interesserebbe alle riforme costituzionali perché non le sente proprie. Rischio flop. Allora perché Renzi ha annunciato una cosa del genere? Pannella anche su questo ha le idee chiare: «Perché quando uno è in difficoltà poi aumenta le ambizioni». Come in difficoltà? Dopo il voto per il nuovo Presidente della Repubblica ha ricompattato il Pd e creato profonde divisioni nel centrodestra. «A quanto mi dicono comincia ad essere molto preoccupato sul gradimento dell’ opinione pubblica verso di lui. C’è un dato. Le persone fondamentalmente non credono nella politica di Renzi, al massimo possono dirti che è bravo». Com’è possibile tutto questo? «Perché lui non ha un vero profilo culturale. Basta guardare, per averne un indizio, quello che succede al governo. È formato da persone diversissime tra loro, che non hanno nulla in comune se non la condivisione di una congiuntura politica. Lui, al massimo, è bravo a tenerle insieme».
Pannella mago dei referendum boccia quello del premier
Il premier con un tweet ha annunciato che gli italioani potranno valutare le riforme del governo attraverso la consultazione diretta
