Politica

Tutti contro tutti. Verdini: «Non lascio»

Il «mediatore» si difende e striglia Renzi: «Il Quirinale era nel Nazareno» Toti parla di «patto tra quarantenni» e nel partito è scontro generazionale

Quando Silvio Berlusconi tornerà a Roma, oggi, per assistere al giuramento di Sergio Mattarella, troverà una Forza Italia dilaniata come mai lo è stata nella sua storia. Neanche il messaggio fatto recapitare ai fedelissimi, quel «sono stufo di faide personali», è riuscito a spegnere l’incendio che sta investendo il partito. E che vede come imputato, sopra gli altri, Denis Verdini. Ieri l’uomo della «trattativa» con Renzi ha rotto il silenzio, un comportamento non abituale per lui. Evidentemente il limite della sopportazione rispetto agli attacchi che gli sono arrivati da più azzurri è stato superato. E così, ai microfoni di Repubblica.it, non ha esitato a levarsi qualche sassolino dalle scarpe: «Le dimissioni non sono nel mio Dna e non ne vedo le ragioni» ha esordito. Poi le stoccate ai colleghi: «Io sono berlusconiano e sto alle direttive del partito» replica a chi lo accusa di aver scritto Mattarella sulla scheda nonostante l’indicazione di Berlusconi per la scheda bianca. E, in quanto alle riforme: «Chi dice che non dovevamo sostenerle dimentica che Renzi aveva i numeri per farle lo stesso». Infine, una frecciata allo stesso premier: «In quanto al patto del Nazareno, era evidente che facendo insieme le riforme costituzionali e la legge elettorale si dovesse arrivare a un Presidente condiviso». Le sue parole non calmano le acque. È ancora una volta Maria Rosaria Rossi a chiedergli «una presa di responsabilità pubblica di questo fallimento». Concetto ribadito anche da Alessandro Cattaneo, responsabile formazione del partito. In una giornata da lunghi coltelli finisce al centro delle polemiche anche il consigliere politico del Cav Giovanni Toti, quando invita i «quarantenni del partito a siglare un patto generazionale». In realtà è una mossa per tendere la mano al ribelle Raffaele Fitto, ma la vecchia guardia lo interpreta come un appello alla rottamazione. Brunetta è ironico: «Oltre al patto dei quarantenni, vedo bene quello dei settantenni con Berlusconi, quello dei sessantenni con Brunetta e Romani, quello dei cinquantenni con Daniela Santanchè, giù fino al patto delle giovani marmotte». Al punto che lo stesso Toti è costretto ad aggiustare il tiro: «Per quarantenni intendo tutti coloro che hanno quell’età nello spirito, non all’anagrafe». Non usa lo stesso tatto Marcello Fiori, responsabile dei Club Forza Silvio: «Sarebbe un gesto di grande responsabilità, da parte della classe dirigente nazionale e locale di Forza Italia, rimettere tutte le deleghe nella disponibilità del presidente Berlusconi. Nessun azzeramento, ma una necessaria "rivoluzione azzurra"». Un’ipotesi che solleticherebbe lo stesso Berlusconi, pronto a una vera e propria «revisione» del partito dal centro alle periferie. Dal punto di vista politico, invece, il «Patto del Nazareno» resta. Ma Renzi non avrà più sconti di alcun tipo: «Sì alle riforme - è il senso - ma solo se sono quelle che piacciono a noi».

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