È un messaggio concreto e spregiudicato come è nel suo stile. Il premier ricorda a tutti che ha la forza dei numeri e quindi intende andare avanti «mettendo il turbo» e chi c’è, c’è. Dice chiaro e tondo che i problemi interni ai partiti non gli interessano, «ci sono le polemiche dei partiti, ma lasciano il tempo che trovano». Non c'è spazio per tattiche e riti di mediazione: «Noi siamo qui non per accontentare un deputato o un senatore, non siamo qui a compattare le minoranze interne, ma a fare il bene per l'Italia». Tende una mano all’opposizione: «le regole si scrivono insieme, Forza Italia continuerà a scriverle con noi, io credo, e chi pensava a qualche patto segreto sabato ha avuto la sua risposta» ma soprattutto, il partito di Silvio Berlusconi «avrà tutto l'interesse a stare nel patto delle riforme con noi, ma se non ci starà andremo avanti». La linea di Renzi è che «sulla legge elettorale si ascolta tutti, ma l'Italia ha bisogno di correre e noi mettiamo il turbo. Bisogna rimettersi a lavorare con calma e chi deve leccarsi le ferite lo faccia, le discussioni sono vecchia politica». Poi replica all’ex segretario del Pd, Bersani che si è detto convinto che «il nuovo presidente vaglierà in modo rigoroso le riforme». Sul Quirinale «anche Bersani ha vinto, hanno vinto tutti - dice il premier - Voglio però ricordare che non è che Napolitano fosse meno rigoroso o meno attento alle riforme». Renzi si è soffermato in particolare sulla ritrovata compattezza del Pd. In una lettera indirizzata agli iscritti al partito che è stata pubblicata sul sito, il premier rimarca l’importanza del «metodo Quirinale». Il nome di Mattarella «ha cancellato quella brutta pagina dell’aprile 2013 quando quando le divisioni, le polemiche, le tensioni interne al Partito Democratico crearono le condizioni per la mancata elezione del capo dello Stato». Nella lettera Renzi parla di un Pd « che è la speranza d’Italia». E avverte: non spreco tempo con i partitini. Qualche sassolino se lo toglie verso i potenziali competitor elettorali: «Sull'Irpef c'è un campionato delle idee. Tutti con grandi idee: da Salvini a Passera. Tutti a dire come abbassare le tasse, tranne poi non farlo quando hanno responsabilità di governo». E mentre Renzi rimarca la rinnovata compattezza del Pd, con un chiaro messaggio alla minoranza affinchè non faccia marcia indietro, il ministro Poletti va sul concreto. Il cammino del Jobs Act non deve essere influenzato dal voto sul presidente della Repubblica, che ha visto convergere maggioranza e minoranza del Pd. «Nessuno può scambiare nulla. L'elezione del presidente della Repubblica fa riferimento a uno specifico atto. Non abbiamo detto che chi ha votato o no il presidente ora ha un credito o un debito». Sulle riforme quindi «bisogna continuare a camminare con grande determinazione». Sul jobs act quindi «le commissioni parlamentari faranno le loro osservazioni sui decreti in discussione, il governo valuterà le proposte che emergono e si prenderà la responsabilità di una decisione definitiva».
Renzi mette in riga tutti: minoranza, Ncd e FI
Il premier: «Pd speranza d’Italia. Non spreco tempo coi partitini. Avanti con il turbo»
