Sergio Mattarella non è mai stato tenero con Silvio Berlusconi. Ma dagli archivi di Radio Radicale spunta un’intervista realizzata dall’allora inviato dell’emittente pannelliana in Parlamento, Roberto Iezzi. È un colloquio che risale al 27 maggio del 1994. Berlusconi ha appena trionfato alle elezioni politiche del 27 marzo precedente. Si avvicinavano le elezioni Europee che si sarebbero tenute il 12 giugno successivo. Il Cavaliere, premier da un mese dopo una complicatissima trattativa politica, cercava un’ulteriore affermazione, che peraltro arriverà visto che nella consultazione continetale Forza Italia raggiungerà e supererà la soglia del 30% (30,6% per la precisione). Il dibattito politico era tutto attorno a Berlusconi. Al fatto che si fosse candidato capolista in tutte le circoscrizioni, fatto piuttosto inconsueto per un premier visto che trascinava in questo modo l’istituzione nella rissa della campagna elettorale, e per il fatto che le tv vennero invase da una massiccia dose di spot televisivi visto che la prima legge sulla par condicio arriverà solo l’anno successivo e dopo la caduta del governo di centrodestra. Il giornalista di Radio Radicale chiede appunto come mai al Cavaliere sia concesso tutto questo spazio. Risponde Mattarella: «Si sta affermando il detto “Non disturbate il manovratore”. Non disturbate il governo con il suo presidente che straripa ovunque». Il cronista fa notare che c’è anche un problema istituzionale, una sorta di vuoto di potere visto che la nuova legislatura è appena iniziata e manca ancora la commissione di vigilanza Rai, che ancora non è stata formata: «Quella sta per essere ricostituita - replica il deputato del Ppi e direttore del Popolo -. Vorrei sperare che non sia un problema di commissione di vigilanza, dovrebbe pensarci autonomamente la Rai a far sì che i cittadini siano informati adeguatamente delle elezioni Europee che sono importanti». Il giornalista stuzzica ancora il futuro presidente della Repubblica sottolineando il fatto che forse sarebbe opportuno rivedere la legge che disciplina le presenze dei politici in televisione. «Ogni normativa - spiega Mattarella - richiede di essere applicata con scrupolo e che non si cerchi di sfruttare le ambiguità interpretative o gli spazi che posssono permanere per comportamenti arbitrari o interpretativi. In più c’è un problema di fondo: c’è un partito che ha tre reti televisive, gli altri non ne hanno alcuna come è naturale che sia. E questo è un problema che supera addirittura quello della disciplina delle campagne elettorali. Un partito che ha tre tv evidentemente è avvantaggiato». La domanda finale è sul Partito Popolare che scelse di correre da solo e di non fare l’alleanza con i Progressisti. Quella scelta portò i centristi a fermarsi appena all’11,1%. Viene chiesto dunque all’ex e futuro ministro se il Ppi è riuscito a far capire il suo messaggio: «Se ci fosse riuscito avrebbe avuto più voti. Speriamo di riuscirci la prossima volta». Ma nelle votazioni successive andò anche peggio. Il partito allora guidato da Mino Martinazzoli perse un altro punto e passa percentuali, fermandosi al 10%. Mentre Berlusconi trionfava.
Quando Mattarella disse: «Berlusconi non può avere tre tv»
In un'intervista a Radio Radicale nel 1994 l'affondo con il Cavaliere