Politica

È già conflitto, Sergio giudicherà il figlio

Bernardo è capo del legislativo della Madia. Il padre dovrà verificare i suoi decreti

Sta per verificarsi uno singolare caso di conflitto di interessi tra governo e presidenza della Repubblica. Uno dei più stretti collaboratori del ministro Marianna Madia, infatti, è proprio il figlio del neopresidente. E non si tratta di un incarico di secondo piano, visto che è alla guida dell’ufficio che prepara i testi normativi. Tra i poteri del Capo dello Stato, infatti, in base all’articolo 87, c’è anche quello secondo cui il presidente «autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del governo. Promulga le leggi ed emana i decreti e i regolamenti». Deve cioé se le leggi siano attinenti alla Costituzione. Quindi Sergio Mattarella si troverà a valutare la correttezza del lavoro fatto dal figlio Bernardo. Formalmente non è esattamente così. Per esempio i decreti vengono approvati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro. Dunque il Quirinale fa un controllo di legittimità su un atto del governo, non del singolo ministro. Nella pratica tutti sanno che non è così. E comunque Mattarella potrebbe trovarsi nella imbarazzante situazione di dover giudicare, seppur indirettamente, il lavoro del figlio. Ma come c’è finito Bernardo dalla Madia? Sul curriculum del figlio del presidente c’è davvero poco da discutere. Quarantasette anni, è professore ordinario di diritto amministrativo all’Università degli studi di Siena e insegna diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”. In precedenza era stato capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Istruzione. Nella sua carriera dentro le istituzioni ha lavorato in diverse occasioni alla Corte costituzionale (con Cheli, Neppi Madona e Cassese), è stato nominato esperto sulla riforma Brunetta con il governo Berlusconi, componente della commissione Anticorruzione con il governo Monti, componente della commissione Trasparenza con il governo Letta. In precedenza aveva anche svolto incarichi di studio con vari governi ed è stato ascoltato come esporto dal Parlamento. Una volta, nel 2006, proprio sul tema del conflitto di interessi.

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