Votare scheda bianca, senza esprimere alcuna preferenza per il presidente della Repubblica, non era ciò che avevo in mente di fare. Soprattutto per il rispetto che ho delle Istituzioni. Ma i fatti politici accaduti nelle ultime ore mi hanno obbligata a questa decisione. Una decisione sofferta perché presa in totale e solitario dissenso dal resto del mio partito. Rispettosa però delle mie idee, e soprattutto, coerente con il bagaglio culturale e politico che mi segue da anni. Per questo sono state doverose, direi necessarie, le mie dimissioni da portavoce nazionale di Ncd, non potendo ormai più rappresentarne ufficialmente la linea politica. Sia chiaro il mio dissenso non è stato sul nome di Sergio Mattarella, che mi auguro possa essere un Presidente al di sopra delle parti. Quanto perché ritengo del tutto errato il metodo con cui Renzi ha imposto questo percorso e questa scelta. Una scelta che di fatto compromette la possibilità di poter ricostruire un nuovo grande schieramento di centrodestra, dal momento che si è frantumato proprio nella occasione più importante. Speculare a questo scenario politico, non posso non constatare come da oggi, di fatto, sia cambiata anche la maggioranza che sostiene il premier, che si sposta più a sinistra con il sostegno di Sel. E, sia chiaro, non ho alcuna intenzione di consegnarmi a Renzi e alla sinistra. Una chiarezza che, a differenza di altri, ho manifestato ieri mattina durante l’assemblea dei grandi elettori di Ncd, quando ho espresso in modo leale il mio dissenso politico dalla scelta annunciata dal leader Alfano e dai vertici del partito dichiarando pubblicamente, prima al partito che alla stampa, che avrei votato scheda bianca. Ncd era nata con l’ambizione di creare un nuovo polo per riaggregare i tanti milioni di italiani, che alle ultime elezioni politiche del 2013 non votarono il Pdl, attorno ad un nuovo progetto chiaramente di centrodestra in grado di rispondere agli interessi dell’Italia. Un progetto a cui io non voglio rinunciare e che oggi con la scelta di appiattirsi sul metodo Renzi sembra allontanarsi del tutto.
«Non voglio morire renziana»
di Barbara Saltamarini