Chapeu al neo democristiano Matteo Renzi che ha stravinto la battaglia del Colle imponendo il democristiano più democristiano che c’è: Sergio Mattarella. Giù il cappello all'ex sindaco di Firenze che in un anno s'è dimostrato molto più scaltro e furbo di tanti suoi predecessori dc prendendosi il Quirinale, il Pd, il Csm, i consensi degli italiani stufi di Rai, sindacati e magistrati. Onore al merito per aver tirato a campare con promesse e balle blu, occupando tutto l’occupabile, dalla Mogherini in Europa ai suoi uomini nelle partecipate fino ai vertici dei carabinieri. Applausi per aver giocato col centrodestra in agonia come giocavano i suoi avi scudocrociati, blandendo e fregando sia l'ex dc Alfano (costretto alla gogna pubblica con la marcia indietro sulla scheda bianca) che l'ex politico Berlusconi (ingenuo ad approvare la legge elettorale prima dell'elezione del Capo dello Stato). Renzi ha stravinto anche perché ha ammazzato le velleità di dalemiani, veltroniani, minoranze, franchi tiratori, mettendoli uno contro l’altro e poi riportandoli a sé. Perché ha dimostrato a Bersani come si elegge un presidente della Repubblica senza incorrere in 101 traditori come lui. Perché ha frantumato l'ortodossia grillina che in questa partita non ha toccato palla. E soprattutto per come ha ricompattato un partito prossimo alla scissione nel mentre ne distruggeva un altro trascinando alla deriva la zattera timonata dall’amico Verdini. Il cinico e baro Renzi, che dai tempi del premier precedente dice una cosa e puntualmente ne fa un’altra, ha fatto un capolavoro. Gli agiografi tengano però a freno la lingua perché a differenza di Letta, Alfano e Berlusconi, l'Italia non sta serena per una crisi nera e una politica di governo senza speranze. Alla faccia del nuovo che avanza il Rottamatore ha piazzato al Quirinale il prototipo del rottamabile (Mattarella entra in parlamento nel 1983!) finendo con l'abbracciare persino Rosy Bindi che nel 2011 voleva spedire dallo sfasciacarrozze. Il Nazareno che ha fatto il miracolo di riesumare la Democrazia Cristiana ora non lo ferma più nessuno. Forse nemmeno il nuovo arrivato al Quirinale, a cui auguriamo buon lavoro, chiamato a recitare un ruolo di primo piano sulle agognate riforme, non foss’altro perché proprio Mattarella è stato eletto grazie al premio di maggioranza che un giudice uscente della Consulta - che si chiamava come lui - aveva dichiarato incostituzionale. Eletto il Capo dello Stato, archiviati gli intrighi a Palazzo, si torna alla realtà di un Paese a pezzi. Per questo ci piacerrebbe che a Mattarella e agli italiani, dal ventre della Balena (bianca) il Pinocchio nazionale la smettesse di raccontare favole a lieto fine. Riponesse il Principe di Machiavelli e ripassasse più l’abbecedario di economia applicata ai bisogni della gente qualunque.
La Balena bianca e la favola di Pinocchio
di Gian Marco Chiocci