Politica

Dimissioni, veleni e accuse La resa a Renzi umilia Ncd

Lasciano Saltamartini e Sacconi. Partito diviso in tre

Mancano pochi minuti all’assemblea di Area Popolare in cui sarà comunicato ufficialmente l’appoggio a Mattarella quando tra i presenti si diffonde una voce che ha del clamoroso: Alfano si presenterà dimissionario da presidente del Nuovo Centrodestra. Si rivelerà una bufala, o forse una voce dal sen fuggita in un momento di sconforto. Ma racconta comunque quale sia lo stato d’animo del ministro dell’Interno dopo la resa a Matteo Renzi. Il momento di maggior tensione, in realtà, Angelino lo vive nel tardo pomeriggio di venerdì. Il premier ha da poco diffuso la nota con la quale cerca di creare una più larga condivisione intorno a Mattarella e di offrire una via d’uscita onorevole ad Alfano dal «cul de sac» in cui si è cacciato. Il ministro dell’Interno, però, vuole aspettare la riunione serale con i gruppi per ufficializzare il dietrofront. L’attesa, però, è spezzata dalla nota di undici senatori - capitanati da Laura Bianconi e Federica Chiavaroli - che dichiarano il loro appoggio a Mattarella. È il segnale definitivo che ormai Ncd è divisa in tre tronconi: una parte rimasta fedele al leader, una che agisce di concerto con Forza Italia - l’area di Lupi, Saltamartini e De Girolamo - e un’altra che tratta direttamente con Renzi: quella di Chiavaroli, Bianconi e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. I contatti frenetici che seguono hanno come conseguenza il rinvio della riunione a ieri mattina ma non la ritrovata unità. Quando Alfano annuncia la svolta («voteremo Mattarella ma quello di Renzi resta un metodo sbagliato, e comunque non mi ha mai minacciato») la spaccatura si manifesta in tutta la sua evidenza. Maurizio Sacconi non è presente, ma di lì a poco annuncerà le sue dimissioni da presidente dei senatori di Ap. Barbara Saltamartini, invece, c’è ed è tra i 4-5 che si astengono al momento di approvare la linea. Anche lei si dimette, da portavoce nazionale del partito, e c’è chi ipotizza un suo prossimo passaggio alla Lega di Salvini: «Alle voci che si stanno diffondendo rispondo che ogni mia decisione sarà presa solo dopo l’incontro che avrò col presidente Alfano lunedì (domani, ndr)». Nunzia De Girolamo è segnalata nervosissima, anche lei pronta a un gesto di rottura. «Ma ci si dimette solo quando si ha pronto un salvagente - spiega velenoso un senatore alfaniano - e lei non lo ha. Quindi...». Le stesse fonti tendono a ridimensionare il gesto di Sacconi: «Tanto tra dieci giorni si sarebbe votato il nuovo capogruppo e sarebbe stato Schifani. E comunque Maurizio resta a capo della Commissione Lavoro...». La scelta dei capigruppo sarà in ogni caso il prossimo terreno di scontro. L’area Bianconi-Chiavaroli avanzerà una propria candidatura contro Schifani. E c’è chi, frustrato da faide personali che con la politica hanno ben poco a vedere, medita addirittura il passo indietro. «Volevo dimettermi dal Parlamento - racconta un alfaniano - ma ho deciso di aspettare le Regionali di maggio per vedere se è ancora possibile dare un senso a questo partito...». Maggio, quindi. Sempre che non sia troppo tardi.

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