Oggi è il giorno di Sergio Mattarella. Il Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle Regioni si riunirà stamattina a Montecitorio alle 9.30 per il quarto scrutinio, quello decisivo. La partita è praticamente chiusa: il giudice costituzionale designato dal premier Matteo Renzi come nuovo Capo dello Stato oggi verrà eletto Presidente della Repubblica. La seconda giornata di votazioni va via come previsto: fumata nera al secondo e al terzo scrutinio. Da oggi si fa sul serio: il quorum scende da due terzi dei 1.009 grandi elettori alla maggioranza semplice di 505 suffragi. Per questo il Pd con un sms chiama a raccolta i propri parlamentari. «Domani ore 9.30 quarto scrutinio. Annullare ogni impegno. Presenza obbligatoria senza eccezione alcuna. Avvisare immediatamente in caso di impedimento», è il messaggino arrivato sui cellulari dei grandi elettori Dem. La tenuta del Pd però non sembra in discussione, così come quella dei suoi alleati. Il giorno delle possibili imboscate si risolve in una routine che rasenta la noia: i voti sono quelli ed è difficile che calino all’ultimo momento. Al secondo scrutinio le schede bianche sono 531 (ieri erano 538) e il più votato resta Ferdinando Imposimato, candidato del MoVimento 5 Stelle, con 123 voti. Vittorio Feltri, sostenuto da Lega e FdI, ne prende 51. Ma sono altri i numeri che interessano Renzi e i suoi fedelissimi. Sono quelli dei grandi elettori che fin da subito hanno dichiarato di sostenere la candidatura di Mattarella al quarto scrutinio e che si contano su Luciana Castellina (34 voti, quelli di Sel), Emma Bonino (23 voti di Psi e gruppo Misto) e Stefano Rodotà (22 suffragi provenienti dai dissidenti grillini). A conti fatti, Mattarella ha garantita un’altra ottantina di voti che, sommati a quelli del Pd, da soli sarebbero sufficienti a garantire l’elezione di Mattarella. A sostenere il giudice costituzionale ci sono poi i Popolari di Mario Mauro, che in mattinata scioglie ufficialmente la riserva, gli ex Scelta Civica e i parlamentari di Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai. Lorenzo Guerini, Luca Lotti e Maria Elena Boschi tengono il conto: Mattarella avrebbe garantiti tra i 573 e i 582 voti. Il terzo scrutinio è quasi una fotocopia del primo e del secondo: le schede bianche calano a 513, il candidato M5S Imposimato si conferma più votato con 126 suffragi davanti a Vittorio Feltri (52). L’asse pro-Mattarella tiene: 33 voti a Luciana Castellina, 23 a Emma Bonino e 22 a Stefano Rodotà. Altrettanti ne prende Barani. Si devono poi aggiungere una settantina di voti dispersi e una trentina di schede nulle. La Camera è gremita di grandi elettori, giornalisti, portaborse, ex parlamentari. «Non lasciare la borsa qui... Guarda quanta gente», dice un deputato Dem a un altro. Nei corridoi adiacenti al Transatlantico non si trova un appendiabiti libero. La giornata è lunga e la bouvette è presa d’assalto: panini, tramezzini e dolci vanno via alla velocità della luce. Il senatore Naccarato si presenta con la cravatta dei «quattro gatti» regalatagli da Francesco Cossiga. Vota Giorgio Napolitano e i senatori Dem vogliono farsi una foto con lui. «Però fuori dall’aula - spiega il presidente emerito - Non posso farmi sanzionare». Napolitano si ferma a parlare con Anna Finocchiaro, ministri e altri parlamentari. Tutto fila noiosamente. Resta però da capire cosa faranno Area Popolare (Ncd-Udc) e Forza Italia. L’aria si fa elettrica. Conciliaboli a non finire, mezze dichiarazioni, telefonate. La situazione è fluida e cambia di ora in ora. Il premier Matteo Renzi ha un lungo incontro alla Camera con il presidente emerito Giorgio Napolitano, poi vede Angelino Alfano per convincerlo a convergere su Mattarella e a mettere da parte i malumori sul metodo: un ministro dell’Interno non può non votare il Capo dello Stato. Gli alfaniani sembrano spaccati: c’è chi ipotizza la scheda bianca, chi la non partecipazione al voto. Il premier e il ministro dell’Interno si vedono e si sentono più volte. Anche Napolitano telefona ad Alfano. Alla fine si trova la mediazione: sì al candidato Dem purché Renzi faccia un appello inequivocabile alle forze moderate per chiarire che il nome di Mattarella non è figlio di un accordo tutto interno al centrosinistra. L’appello all’unità del segretario Dem arriva puntuale e altrettanto tempestivo è il comunicato di undici senatori Ap che dichiarano il sostegno a Mattarella. Alfano dunque dice di sì. Forza Italia invece tiene il punto: scheda bianca, ma non partecipare al voto sarebbe uno sgarbo troppo grande che Silvio Berlusconi non si sente di avallare pur non fidandosi più di Renzi. Lunga notte e alba di ulteriori trattative. L’obiettivo Pd è superare i 600 voti. Alle 9.30 il via al quarto scrutinio, quello che eleggerà Sergio Mattarella presidente della Repubblica.
Mattarella tiene. Oggi il voto decisivo
Giornata di trattative. Secondo e terzo scrutinio a vuoto come previsto. La star è Napolitano, applausi, fischi e foto. LEGGI ANCHE: Renzi porta a casa i voti di Alfano - Angelino si piegaper salvare il Viminale
