Politica

Tulliani e il fantasma del produttore Tv

Querelò Panorama che scrisse: «Lavora per la Rai». Il Tribunale dà ragione al settimanale

È stato condannato dal Tribunale civile di Roma a pagare 8 mila euro di spese legali. Gian Carlo Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, aveva citato in giudizio il giornalista di Panorama Giacomo Amadori e all’allora direttore Giorgio Mulè, sostenendo la natura diffamatoria di un articolo pubblicato sul settimanale il 17 febbraio 2011, nel quale venivano ripercorse le tappe dell’ascesa in Rai di Tulliani. Il giovane imprenditore lamenta di essere stato indicato come «produttore di programmi per la Rai», fornendo così al lettore «notizie totalmente false», per questo ha chiesto al Tribunale di condannare il giornalista e il direttore a un risarcimento di 5 milioni di euro per i danni subiti. «Il signor Tulliani - si legge nell’atto di citazione - non è titolare di alcuna società di produzione televisiva, né direttamente né indirettamente, né con la Rai né con qualsiasi altra emittente televisiva». Per il giudice della seconda sezione civile, invece, l’articolo «si inquadra in quello che può essere definito giornalismo d’inchiesta» e le notizie riferite dal giornalista «sono riscontrate dai documenti prodotti e dalle testimonianze rese nell’ambito del presente giudizio». Il presidente dell’agenzia di stampa La Presse , Marco Durante, sentito in qualità di teste della difesa, ha infatti precisato che «il signor Tulliani non sapeva nulla di televisione, mi era stato presentato da Geppino Afeltra per essere introdotto nel mondo della Rai». «Tulliani in presenza di Afeltra - ha raccontato Durante al magistrato - si rivolse a me presentandosi come il cognato di Fini e che pertanto avrebbe lavorato in Rai». Il teste Guido Paglia, all’epoca dei fatti direttore della Comunicazione e delle Relazioni esterne della Rai, ha riferito durante l’udienza del primo ottobre 2013 le tappe di una vicenda che «gli ha cambiato la vita». A partire dall’incontro con Tulliani nel suo ufficio di viale Mazzini a settembre del 2008: la visita era stata preannunciata da una telefonata della segretaria di Fini. «Mi spiegò il suo progetto di voler mettere su una società di distribuzione che potesse vendere film alla Rai - ha raccontato Paglia - Voleva un minimo garantito su fiction, intrattenimento e sull’acquisto e distribuzione dei film». Paglia gli manifestò le sue perplessità, «in quanto per lavorare in Rai occorreva essere inseriti nell’elenco dei fornitori, presentare piccoli progetti e sapere che esisteva un’enorme concorrenza». Nonostante ciò mise in contatto Tulliani con i responsabili di Rai Fiction e 01 Distribuzione . Come prove del fatto che cercasse di accreditarsi come produttore televisivo, nel corso della causa sono state prodotte le visure storiche dalle società Giant Entertainment Group srl in liquidazione, nella quale risultava socio unico Gian Carlo Tulliani, e della Absolute Television Media srl in liquidazione, di cui era socia la suocera di Fini Francesca Frau. Inoltre, dal tabulato dagli ingressi registrati all’ufficio pass di viale Mazzini 14 (portato come ulteriore prova in giudizio), risulta che Tulliani si aggirava per i corridoi della Rai già dal lontano 2005, per far visita a Marco Staderini, ex consigliere di amministrazione in quota Udc. Dopo essere diventato il cognato di Fini, il giovane imprenditore ha iniziato a rivolgersi ai dirigenti in quota An. La rottura del rapporto di amicizia tra Paglia e Fini, hanno poi costretto Tulliani, nel 2009, a bussare alla porta di Mauro Mazza, Antonio Marano, Mauro Masi, Paolo Bistolfi e Guglielmo Rositani. Anche in questo caso a parlare è il registro degli ingressi in Rai.

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