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Record al ribasso per le retribuzioni Ma per il Tesoro la ripresa è arrivata

Record al ribasso per le retribuzioni. Nel 2014 la variazione ha toccato il minimo storico

Record al ribasso per le retribuzioni. Nel 2014 la variazione ha toccato il minimo storico. La crescita, secondo quanto rilevato dall’Istat, è stata solo dell’1,3%, l’aumento più basso registrato dal 1982. L’anno scorso però l’inflazione ha avuto un andamento quasi nullo (+0,2%). Pertanto se si considera la dinamica di crescita dei prezzi insieme a quella delle retribuzioni, si ha un saldo positivo (+1,1%) degli stipendi. Il che significa che paradossalmente il potere d’acquisto sale. Ma si tratta proprio di un paradosso tant’è che i consumi non accennano a crescere. Eppure per il ministero dell’Economia la ripresa è iniziata. I tecnici di via XXSettembre parlano di «un incremento del reddito a disposizione delle famiglie, non ancora trasformato in consumi». La loro analisi del 2014 dice che «alla fine dello scorso anno è mancata la scintilla di fiducia che trasforma il reddito disponibile in consumi». Ma le prospettive ottimistiche indicate dal governo si scontrano con la situazione dei contratti che dovrebbero portare aumenti in busta paga. Sono circa 7 milioni i dipendenti in attesa del rinnovo del contratto di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego. I contratti al palo sono 37, di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione. Il blocco degli aumenti degli stipendi degli statali è stato rinnovato anche per il 2015 con la scorsa legge di Stabilità. Alla fine del 2014, sottolinea l'istituto statistico, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 55,5% nel totale dell'economia e del 42,4% nel settore privato. I tempi per gli aumenti in busta paga si stanno allungando sensibilmente. Per il rinnovo di un contratto i lavoratori attendono in media 37,3 mentre nel settore privato l’attesa è di 21,7 mesi. A dicembre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,1% nei confronti di dicembre 2013. Il settore dove si è registrato il maggior aumento è quello delle tlc (+3,5%). Alla fine di dicembre 2014 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 44,5% degli occupati dipendenti e corrispondono al 41,5% del monte retributivo osservato. I sindacati, preoccupati, dovrebbero incontrarsi la prossima settimana, come anticipato dal leader della Uil Barbagallo, per mettere a punto una piattaforma unitaria sulla riforma del modello contrattuale da sottoporre, in prospettiva, alla controparte imprenditoriale e al governo. Secondo Barbagallo i dati Istat sulle retribuzioni sono la dimostrazione di come il 2015 possa essere «l'anno della contrattazione» considerati i «dati ottimistici» di Confindustria e Bankitalia «che - dice - spero non lo siano in difesa di Draghi e per far recuperare consenso a Renzi». «Ora il paese deve occuparsi seriamente di lavoro, di come crearlo e tutelarlo. Questo non vuole dire occuparsi solo di regole, ma significa mettere mano concretamente ai temi della crescita, dello sviluppo, del rilancio dell'economia» afferma il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan commentando i dati Istat. Il tema della crescita e dell'occupazione, sottolinea il leader della Cisl, «deve essere alla base di un grande patto tra istituzioni nazionali, locali, parti sociali. La politica espansiva della Bce di Mario Draghi è di sicuro una nota positiva».

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