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Meloni e Salvini lanciano Feltri: «Libero e anarchico, votiamo per lui»

«Non ci piace la scheda bianca, chi decide di non decidere. Quindi per dare un segnale di speranza, e se son rose fioriranno, abbiamo condiviso un percorso che speriamo dia una voglia e un’alternativ...

«Non ci piace la scheda bianca, chi decide di non decidere. Quindi per dare un segnale di speranza, e se son rose fioriranno, abbiamo condiviso un percorso che speriamo dia una voglia e un’alternativa seria a Renzi. Visto che di là si naviga al buio, abbiamo pensato di dare un segnale culturale soprattutto a chi vive fuori dal palazzo, per dire che c’è vita oltre Renzi. Quindi chiediamo ai nostri deputati e senatori di votare una persona di nessun partito, con i suoi pregi e difetti, che rappresenta quello spirito libero e indipendente che si chiama Vittorio Feltri». Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader rispettivamente di Lega Nord e Fratelli d’Italia, ufficializzano la candidatura al Quirinale dell’editorialista de Il Giornale. L’unica resa ufficiale dopo che nei giorni scorsi si erano ipotizzati anche i nomi dell’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi e l’ex presidente del Senato Marcello Pera. «Abbiamo scelto Vittorio Feltri» spiega la Meloni, «perché crediamo che sia una persona che possa rappresentare una candidatura popolare». «A Berlusconi, Toti, Brunetta e Romani vorrei chiedere perché no a Feltri -insiste Salvini - non gli chiediamo di abbandonare il solenne patto del Nazareno. Almeno nelle prime tre votazioni voti Feltri, non metterebbe in discussione il suo accordo con il messia Renzi. Non contiamo sul voto dei dissidenti forzisti, ma sul voto compatto del centrodestra, che dalla quarta votazione manterrà gli accordi con Renzi». La leader di FdI ha anche annunciato per oggi pomeriggio alle 15, alla vigilia del primo scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato, una manifestazione: «Saremo a piazza del Pantheon per far simbolicamente votare gli italiani. In questo modo - ha detto - vogliamo ricordare che la grande sfida era quella di mettere la scelta del presidente della Repubblica nelle mani degli italiani, e quella è stata un’occasione persa». «Ho sentito Vittorio Feltri questa mattina (ieri, ndr) ed è orgoglioso di questa attenzione - ha infine specificato Salvini - a differenza di altri noi non spendiamo dei nomi prima di averli contattati, sarebbe di cattivo gusto». Peccato che a dubitare della disponibilità di Feltri sia proprio un suo collega, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti: «Feltri potrebbe essere un buon presidente della Repubblica ma c’è uno scoglio insormontabile da superare - ha detto Sallusti - al Colle si guadagna troppo poco. Feltri guadagna più di me al Giornale». Il direttore, ospite di Un Giorno da Pecora su Radio Due, si è divertito a immaginare il collega giornalista nel ruolo di Capo dello Stato: «Già me lo vedo Renzi che va a comunicargli la sua elezione e lui che risponde: aspettiamo un attimo, prima parliamo di soldi».

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