Politica

Senato, via libera all’Italicum 36 ribelli Pd e FI votano contro

Luigi Frasca Via libera all’Italicum al Senato. La nuova legge elettorale ora torna alla Camera per l’approvazione definitiva. Un sì che ha fatto gongolare di gioia Matteo Renzi che si è subito...

Il testo sostanzialmente conferma le linee generali decise dal governo: non ci saranno apparentamenti di liste, ogni partito correrà da solo. In più per raggiungere il premio di maggioranza bisognerà arrivare al 40 per cento, altrimenti i due partiti che hanno ottenuto più voti andranno al ballottaggio. Ma l’ok finale non è stato semplice perché in aula a palazzo Madama ci sono stati momenti di tensione, specialmente sul coordinamento formale del testo proposto dalla relatrice Anna Finocchiaro. Dopo il no votato per il rinvio in commissione, la presidente Valeria Fedeli è stata costretta a sospendere i lavori prima del voto finale, sommersa dalla bagarre messa in scena soprattutto dai banchi del M5S: «Truffatori, criminali, è tutto uno schifo» hanno urlato dai banchi all'indirizzo della presidente. Critico anche Raffaele Fitto, uno dei ribelli di FI: «Male, molto male il "soccorso azzurro" di Forza Italia a Renzi, anche oggi su una legge elettorale destinata a spezzettare il centrodestra, a impedire agli elettori di scegliere i candidati, a concedere al Pd tutto quello che voleva. Ringrazio molto i coraggiosi senatori che hanno lasciato l'Aula marcando un giusto e pieno dissenso». L'Italicum 2 prevede innanzitutto liste di candidati presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell'insieme in 100 collegi plurinominali. In ciascuna lista i candidati sono presentati in ordine alternato per sesso, i capolista dello stesso sesso non eccedono il sessanta per cento del totale in ogni circoscrizione, nessuno può essere candidato, in più collegi, neppure di altra circoscrizione, salvo i capolista nel limite di dieci collegi. Inoltre, l'elettore può esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capolista; i seggi sono attribuiti su base nazionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti; accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il tre per cento dei voti validi; sono attribuiti comunque 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi o, in mancanza, a quella che prevale in un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti. Non sono invece ammessi collegamenti tra liste o apparentamenti tra i due turni di votazione. Sono proclamati eletti, fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima, i capolista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze; i collegi elettorali saranno decisi dal governo con un apposito decreto legislativo. C'è, infine, la «clausola di salvaguardia», per cui la Camera dei deputati è eletta secondo le disposizioni dello stesso Italicum 2 a decorrere solo dal 1º luglio 2016.

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