Politica

Ma il Peloponneso è già in mano ai cinesi

Da anni investono cifre da capogiro nelle infrastrutture strategiche Il divorzio tra il nuovo governo e la Ue favorirà i loro affari

Il risultato delle elezioni in Grecia non poteva che far gioire i cinesi. Anzi, gli amici cinesi che da alcuni anni senza tentennamenti investono cifre da capogiro nelle infrastrutture strategiche di Atene e dintorni. Il fallimento della politica di Bruxelles ha permesso alla Cosco (China Ocean Shipping Company) di proprietà statale, la più grande società di trasporto marittimo per tonnellaggio del mondo, di acquistare buona parte del porto del Pireo. Un moderno Cavallo di Troia che, proprio nel centro del Mediterraneo, sta permettendo alla Grecia di diventare la porta commerciale dell’Oriente. Ora le merci lavorate al Pireo provenienti dai porti della Cina diventano intracomunitarie, rendendo ancora più difficili i controlli doganali. I cinesi hanno fatto edificare un braccio ferroviario di 17 chilometri che collega il porto con la rete ferroviaria che porterà le merci nei Balcani e in Europa centrale. Gli stessi cinesi hanno adocchiato a Creta il porto di Tybaki e l’aeroporto di Kasteli (quest’ultimo di grande importanza strategica), hanno visitato con interesse il porto di Thessaloniki e l’aeroporto di Ellinikon. Da poco è stato inaugurato il centro logistico del Terminal dei Container Pireo (Sep). Strade, porti, ferrovie ed aeroporti stano passando di mano: tutti acquisti strategici racchiusi nell’ambizioso progetto: «One Belt and One Road». L’economia ellenica stretta nella morsa contabile di Bruxelles ha trovato un investitore (pubblico, perché le società cinesi che stanno investendo sono di Stato) che aiuta il bilancio di Atene a risollevarsi. Insomma, la Grecia in breve tempo ha ottime possibilità di diventare una nuova «colonia» dell’Impero Cinese. In seno all’Europa, e sotto l’occhio poco vigile di Bruxelles, la Grecia incomincerà a rubare posizioni all’importantissimo scalo commerciale marittimo di Rotterdam. Quindi, non meraviglia se il governo cinese si è congratulato con Alexis Tsipras, il leader anti-austerità del partito Syriza che ha vinto le elezioni in Grecia. «Cina e Grecia godono di una tradizionale amicizia», ha ricordato la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, «e la Cina assegna grande importanza alle relazioni bilaterali» con la Grecia. Hua Chunying ha confermato la volontà cinese di continuare nella cooperazione e negli scambi con Atene «in tutti i campi» e di portare avanti la partnership strategica che unisce i due Paesi. Così come non meraviglia se questa mattina l’editore di Greece China Times, foglio pubblicato ad Atene, ha apprezzato il risultato delle urne. Ed, per sottolineare ancora una volta il concetto, ha descritto la Grecia come «la miglior porta d’accesso dell’Europa». Sono questioni di geopolitica sottovalutate: La Cina sta compiendo importanti investimenti in Venezuela e in Africa, «soccorre» a suon di quattrini le econome deboli, ma in realtà le colonizza economicamente. La Cina per sopravvivere ha necessità d’espandersi, di conquistare ed acquistare siti ed aziende strategiche. Materie prime, fonti energetiche, terre («land grabbing»), industrie che producono armamenti, software house, partecipazioni in aziende strategiche (come, ad esempio, l’italiana Finmeccanica). E Bruxelles continua a fare la politica del ragioniere con i manicotti in pelle: una politica fatta di bilanci e di commi e di leggine. Mentre Bruxelles induce a far litigare per le briciole, c’è qualcuno che si sta mangiando l’arrosto.

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