L’ho detto, intervenendo nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario: «Dobbiamo abbandonare le rive dell’appartenenza e partire insieme - avvocatura, magistratura e politica- seguendo un percorso condiviso e costruttivo: mai più guerre sante, in difesa fanatica di inutili religioni». E una inutile guerra , fuori tempo massimo, appare quella che si è scatenata su input di un combattente (del processo) come il procuratore Maddalena a Torino, seguìto a ruota dall’immancabile , polemica Associazione Nazionale Magistrati. Non credo che quindici giorni di ferie in meno (di cui pagheranno le conseguenze essenzialmente gli avvocati: i magistrati possono permettersi i turni!) autorizzino, in un momento così drammatico del Paese, la rivolta delle toghe «contro la politica». Rammentato che l’art.101 della Costituzione, che non sarà modificato, sancisce che «i giudici sono soggetti soltanto ( "almeno") alla Legge», risulta incomprensibile come ci si possa appassionare ad un tema così irrilevante come le ferie, usando parole dure ("vuole farci crepare di fatica"). Il sospetto è che il fulcro della polemica non siano le ferie. in realtà solo un pretesto come fece il lupo nei confronti dell’agnello nella favola di Fedro; ma la consapevolezza che qualcosa , nei disequilibri della Giustizia, sta finalmente cambiando."Superior stabat lupus, longeque inferior agnus": taluni magistrati , a differenza di quelli che preferiscono il silenzio della fatica e le gratificazioni del puro adempimento al dovere, non devono sentirsi più al di sopra dei cittadini e della politica , se è quella che correttamente chiede il rispetto della separazione dei poteri , in nome del popolo italiano e della Carta , sacra, del 1948. Questi magistrati, espressamente invitati da più parti a rifuggire dai palcoscenici e a preferire le scrivanie, devono pacatamente capire che in questo Paese tutti sono chiamati al soccorso di tutti, ciascuno per le proprie responsabilità . Questi, pochi, esponenti di una magistratura anacronistica ed autoreferenziale devono essere pronti a pagare se sbagliano, come qualsiasi cittadino in questo Paese.E basta con le interferenze con il Parlamento, con i veti, i capricci : rispettino la legge, prima di ogni altro, se vogliono essere credibili nel pretendere , indossando la toga, che gli altri la rispettino.
La fiaba del Lupo e l’agnello
di Francesco Paolo Sisto, Avvocato e deputato di FI