Politica

È tornato in Italia il primo jihadista

Il primo vero foreing fighters partito dall’Italia sarebbe rientrato dopo essere stato in Siria, tra le fila dei miliziani dello Stato islamico

Il primo vero foreing fighters partito dall’Italia sarebbe rientrato dopo essere stato in Siria, tra le fila dei miliziani dello Stato islamico. Ora si trova nel nord est del paese ed è sotto stretta osservazione da parte degli investigatori. A rivelarlo fonti dell’antiterrorismo, che precisano: «Nei giorni scorsi si è parlato di 10 persone rientrate, ma su queste sono ancora in corso accertamenti. Sulla posizione di un soggetto in particolare, invece, abbiamo qualcosa in più di un semplice sospetto che sia andato a combattere in Siria e poi è rientrato in Italia». Gli occhi degli investigatori, dunque, sono tutti puntati su di lui: spostamenti, contatti e frequentazioni, per raccogliere quanti più elementi possibili sulle sue attività o sulle sue intenzioni. Non è escluso, infatti, che una volta tornati in patria, i combattenti abbiano il compito di proseguire la jihad organizzando attentati nei paesi in cui vivono. Al momento dei 53 combattenti partiti, 5 sono italiani, gli altri tutti immigrati. Quattordici di questi, inoltre, sono morti nei teatri di guerra. Il sospetto dell’antiterrorismo, però, è che almeno 100 persone, partite dall’Italia, sono attualmente presenti nelle fila dell’Isis. Sul problema del rientro in patria dei foreing fighters ieri è stata presentata una proposta di legge alla Camera dal deputato Massimo Artini, vice presidente della Commissione Difesa. Il contenuto prevede l’introduzione nel Codice penale di una specifica fattispecie di reato per i delitti di arruolamento, addestramento e partecipazione ai conflitti armati e che prevede delle aggravanti, con sanzioni penali ed accessorie, come l’automatica perdita della cittadinanza italiana. «La proposta di legge - ha spiegato Artini - nasce dal lavoro fatto in questi mesi in Commissione Difesa e Comitato Schengen, ancora prima dei tragici eventi di Parigi. Spero che il Governo, che sta per emettere un decreto e che lo doveva già aver approvato, prenda spunto da questa iniziativa parlamentare, che è collaborativa e che coinvolge tutte le forze politiche». Secondo quanto riferito, la proposta di legge non andrà in parallelo rispetto al decreto del Governo che dovrebbe essere approvato nella seduta del 28 gennaio in Consiglio dei ministri, «ma si cercherà una sintesi» ha precisato Artini. La proposta di legge prevede l’introduzione nel Codice penale di nuovi articoli sui delitti di arruolamento, addestramento e partecipazione a conflitti armati tra Stati o in guerre civili all'estero, con pene come la reclusione, dai 7 ai 15 anni, per chi partecipa ai conflitti, la reclusione tra i 5 e i 10 anni per chi svolge attività di addestramento per la preparazione e l'utilizzo di materiali esplosivi, armi e sostanze nocive e la perdita automatica della cittadinanza acquisita con un criterio alternativo allo jus sanguinis.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.