La corsa al Quirinale non rischia di spaccare solo Pd e FI. Anche il MoVimento 5 Stelle è in fibrillazione per la decisione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio di abrogare le «quirinarie», la consultazione on line degli iscritti per decidere, come fatto nel 2013, il candidato pentastellato al Colle. I candidati per il Quirinale saranno scelti da Renzi e Berlusconi, quindi «chiediamo a Renzi prima che inizino le votazioni la rosa dei nomi che si appresta a presentare per proporla ai nostri iscritti in Rete e farla votare», scrivono i deu leader M5S sul loro blog. «I nomi che avrebbe fatto il M5S sarebbero stati tutti scartati come lo furono nel 2013 - spiegano i due - Siamo arrivati alla vigilia delle votazioni per la Presidenza della Repubblica e solo una cosa è certa: i nomi dei pretendenti saranno decisi da due persone che discuteranno nel chiuso di una stanza candidature e vantaggi, anche e soprattutto personali». Si tratta di una «negazione della democrazia», in cui il duo «Berlusconi/Renzi in attesa di fondare ufficialmente il partito unico della nazione detterà ai suoi nominati i nomi da votare dai quali uscirà un presidente del Nazareno». Grazie a cioè «un condannato in via definitiva in cambio riceverà la grazia attraverso la legge della delega fiscale e l’assicurazione che la sua concessione per le frequenze nazionali non verrà toccata», mentre «le opposizioni non esistono in questo disegno». Un cambio di strategia vero e proprio: Grillo e Casaleggio mandano definitivamente in soffitta le quinarie e preannunciano l’adozione del «metodo Sciarra». I due fondatori del M5S sparigliano le carte, mentre mercoledì in assemblea dei deputati era stata confermata la linea attendista benedetta da Casaleggio, che lunedì aveva incontrato i capigruppo di Camera e Senato invitandoli a temporeggiare. Mercoledì il capogruppo alla Camera Andrea Cecconi aveva invitato i colleghi ad attendere ancora 2-3 giorni, spiegando che non avrebbe svelato la strategia in assemblea per evitare fughe di notizie. Poi in tarda serata il cambio di rotta. La lettera di Grillo e Casaleggio era stata anticipata ai colleghi dai membri del direttorio e motivata con le divisioni interne a Pd e FI. Ma tra i grillini si fanno spazio sospetti, mentre la rabbia investe le chat interne. In molti credono che i due capigruppo, nonché i membri del direttorio, sapessero tutto, escludendo per scelta i colleghi. «Casaleggio deve farsi i complimenti da solo - scrive una deputata - visto che ha deciso e suggerito lui la strategia. Si sarà fatto pat pat sulla spalla?». «Sono stufa di questa mancanza di fiducia e dialogo», dice un’altra deputata. «Che fine ha fatto l’intelligenza collettiva della Rete? Che fine ha fatto il M5S? - scrive su Twitter il professore universitario Paolo Becchi, vicino al M5S - Non vogliamo i nomi di Renzi, vogliamo le quirinarie non taroccate. State tradendo lo spirito del M5S». Anche il deputato Marco Baldassarre stigmatizza la linea di Grillo e Casaleggio. Il vicepresidente della Camera del Pd Roberto Giachetti infierisce: «Il duo Grillo-Casaleggio chiuso in una stanza ha già gettato nel tunnel dell’orrore qualsiasi nome emerso per il Quirinale e ora, ingordo, ne chiede altri. A proposito, ma la Rete è d’accordo nell’aver cassato tutti quei nomi? Non lo sapremo mai. I due, chiusi in una stanza, decideranno quale nome la Rete dovrà scegliere». Su Facebook Luigi Di Maio rilancia però la linea di Grillo e Casaleggio: «Con il metodo M5S i cittadini saranno al centro dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Renzi faccia i nomi in maniera trasparente, noi li faremo selezionare in rete ai cittadini e così decideremo chi votare il 29 gennaio. Vogliamo eleggere un Capo dello Stato patrimonio degli italiani». «Chiediamo al Pd una rosa di nomi per il Quirinale. Siamo disposti a discuterne sottoponendoli ai nostri iscritti. Il nostro è un atteggiamento estremamente responsabile - spiega Alessandro Di Battista sempre su Twitter - Occorre trasparenza, correttezza e la consapevolezza che il bene collettivo è infinitamente più importante degli interessi o patti individualistici».
La corsa al Colle spacca anche i grillini
Grillo e Casaleggio: Renzi e Berlusconi facciano i nomi. Ma la base non ci sta
