Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, lo scorso 18 gennaio, parlando di possibili arrivi di terroristi sulle coste italiane, aveva affermato: «Finora non sono emerse presenze nei barconi con i migranti». Poi aveva aggiunto: «Ma nessuno può escludere mai nulla e le nostre procure sono sempre al lavoro». Ieri, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha espresso un parere diverso al vertice di Londra sull’Isis: «Ci sono rischi di infiltrazione anche notevoli di terroristi dall’immigrazione». Anche lui, però, ha fatto un distinguo: «Confondere terrorismo e immigrazione è un’idiozia». di Souad Sbai Non c’è novità né sorpresa nelle parole del ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, che al vertice anti-Isis di Londra ha parlato chiaramente di rischio di possibili infiltrazioni terroristiche fra gli immigrati che sbarcano in Italia. Nessuna sorpresa almeno per noi, che da anni ormai tentiamo, perennemente inascoltati e insultati, di mettere in guardia su quanto sia pericoloso lasciare i flussi migratori a sé stessi senza mettere al riparo il nostro Paese da minacce che in molti, finora, hanno fatto finta di non vedere. Centinaia di migliaia di persone sbarcano costantemente sulle nostre coste e non possiamo né dobbiamo pensare che il male non possa annidarvisi, come si annida in ogni anfratto della sfaccettata dimensione dell’umano. Al di qua e al di là del Mediterraneo. Sorprende semmai la modalità con la quale l’opinione pubblica italiana è stata informata di quali rischi corre il nostro territorio: durante un vertice internazionale, e non come ha deciso di fare il premier francese Valls, durante una conferenza stampa dedicata. Intendiamoci, non che la modalità magari irrituale di una comunicazione come questa possa spostare di un millimetro l’importanza delle parole in sé, ma appare piuttosto chiaro come non ci si possa limitare ad un’estemporaneità che mal si attaglia con la delicatezza estrema dei fatti in questione; anche e soprattutto in virtù del fatto che il buonismo imperante nella nostra società, incarnato da personaggi ben noti, fino a ieri ha fatto tutto e il contrario di tutto per impedire che la connessione fra immigrazione e rischi di infiltrazione terroristica venisse fuori, che la verità esplodesse nella sua interezza. Facendo credere in alcuni casi, e letteralmente imponendo il concetto in altri, che non possono esistere mele marce fra chi arriva in Italia, che il pericolo risiede in chi predica regole e sicurezza invece che in chi arriva, fa perdere le sue tracce e magari poi viene rintracciato in Siria o in Iraq a combattere con i jihadisti. Come ho già avuto modo di dire in altre sedi, la presa d’atto pubblica di un problema non ne rappresenta la soluzione. Ora resta da capire come si comporterà, dopo che un ministro di centrosinistra e non un pericoloso lepenista ha lanciato l’allarme, chi fino a ieri emetteva sentenze morali e condannava alla gogna mediatica per xenofobia o islamofobia anche il solo accostamento fra immigrazione e rischio jihadista. Chi è stato responsabile del massacro intellettuale e politico di quei musulmani moderati di cui si sente la mancanza solo quando il bisogno inizia a divenire paura. Se avrà il coraggio di fare i conti con le proprie bugie e di guardare nel profondo della propria coscienza, dopo decenni di fango su giornalisti e studiosi seri, per i quali certo oggi non esiste sapore della vittoria se non la constatazione che la propria onestà intellettuale e morale alla fine ha pagato. Scavando un solco ancora più profondo fra chi ha voluto deviare il pensiero del popolo italiano e chi, invece, anche in forzato esilio ha continuato a lottare per mantenere viva la fiamma della verità.
Immigrati e killer. Gentiloni contro Alfano
Il ministro degli Esteri: «Rischi notevoli di infiltrazioni tra clandestini»
