Politica

«Era Renzi a guidare la carica dei 101»

L’affondo di Fassina: non è un segreto che fu Matteo a fermare la corsa al Colle di Prodi LEGGI ANCHE Boccia: «È vero, il premier ha sbagliato ma restiamo uniti»

A meno di dieci giorni dall’elezione del nuovo capo dello Stato sale la tensione nel Partito Democratico sulla scelta del candidato. E aleggia di nuovo nell’aria quel misto di complotto e di regolamento dei conti che connotò la mancata nomina di Romano Prodi al Colle nel 2013 con il voto segreto di 101 franchi tiratori. Il Prof fu costretto a ritirarsi e alla fine la soluzione di compromesso vide il secondo mandato a Napolitano. A riaprire le antiche ferite ci ha pensato ieri Stefano Fassina che segue una linea politica ormai antitetica a quella di Matteo Renzi. Ci si deve aspettare una riedizione del 2013 gli è stato chiesto ieri a Montecitorio? «A differenza di quelli che oggi chiedono disciplina e due anni fa hanno capeggiato i 101, noi siamo persone serie. Nessuno deve temere da noi i franchi tiratori» ha detto Fassina. Poi alla domanda se fosse stato l’attuale premier a capeggiare i 101, Fassina non ha evitato il tono polemico rispondendo: «Non è un segreto». Un’accusa pesante e non dimostrabile perché protetta dallo scudo del voto segreto ma che, l’allora segretario Pd, Pierluigi Bersani ha provato a stemperare: «La situazione oggi è molto meglio di quella del 2013, quando 101 franchi tiratori bocciarono di fatto la candidatura di Romano Prodi. Ci sono altri protagonisti e quella roba lì non facciamola più». Quasi una richiesta al proprio partito a evitare nuovi passi falsi nel corso delle votazioni. «Col voto segreto puoi fare diverse ipotesi che poi vengono smentite, ho detto che servirebbero i servizi segreti...» ha aggiunto l’ex segretario Pd che ha spiegato come «in quell'occasione si sono saldati quelli che non volevano Prodi con quelli che non volevano Bersani. Ma è inutile tornarci sopra, chiudiamola lì». «Adesso - si è detto certo Bersani - la situazione è molto meglio, non la vedo difficile, ci sono altri protagonisti e quella roba lì non facciamola più». «Io - ha concluso - credo che serva lealtà e la slealtà preferisco subirla che farla». Meno diplomatiche dell’ex capo del Pd le reazioni di altri colleghi di partito: «Una sciocchezza incredibile» ha commentato con una sola battuta Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd. Mentre per il deputato Simone Valiante, portavoce di AmiciDem, area popolare e riformatrice del partito democratico «è inutile girarci intorno: le accuse di Stefano Fassina al premier Matteo Renzi sono gravi e inopportune e non fanno nemmeno bene al confronto interno al partito democratico perché offuscano le ragionevoli questioni di merito che a volte la minoranza solleva». Ho «sentito Fassina su Renzi capo di 101. Un giorno incolperà Renzi per scandalo Eni-Petronim e caso Montesi. Stefano #bastafiction» ha scritto su Twitter il deputato del Partito Democratico e segretario toscano, Dario Parrini rispondendo all'affondo di Stefano Fassina sul premier Renzi Mentre il deputato del Pd Edoardo Patriarca ha spiegato: «Fassina ha perso lucidità e questo è piuttosto grave per una persona che ha avuto incarichi di governo come lui. Evidentemente Fassina è troppo stanco. Gli consiglio un po’ di riposo prima delle votazioni per il Quirinale». «Se viene meno il rispetto, è finita, ha detto giustamente #Bersani ieri. Poi oggi ho letto le sciocchezze di Fassina e di Bindi #disarmanti». Così su twitter Andrea Marcucci, senatore del Pd.

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