Mentre l’Italia, sempre più blindata per la minaccia jihadista, ripristina i controlli alle frontiere e chiede la lista passeggeri dei voli che arrivano da tratte a rischio, all’aeroporto di Fiumicino continua la sparizione degli algerini in transito nello scalo romano. L’ultimo a fuggire, e di cui sembra non si trovi più nessuna traccia, proprio due giorni fa. È atterrato a Roma con un volo di Alitalia proveniente da Algeri, diretto a Istanbul, ma l’ultima sua «fermata» è stata proprio nella Capitale. L’uomo, nonostante l’imponente dispositivo di sicurezza attivato anche a Fiumicino e la predisposizione di un’apposita sala dedicata ai nordafricani, costantemente presidiata dagli agenti, appena è sceso dall’aereo è riuscito a scappare. Inutile l’inseguimento: con uno scatto felino il nordafricano è riuscito a raggiungere le poche centinaia di metri che lo separavano da un grande cantiere in cui la società di gestione Aeroporti di Roma ospiterà un nuovo terminal, poi da lì è riuscito a far perdere le proprie tracce. Ne è nato un rocambolesco inseguimento a ridosso delle piste di decollo e atterraggio, tra l’algerino e gli uomini della Polizia di frontiera alle calcagna, che ormai da diversi mesi presidiano a vista tutti i voli provenienti da Algeri. Questo dopo la misteriosa sparizione, lo scorso settembre, di trentacinque algerini sbarcati all’aeroporto di Fiumicino dopo avere fatto scalo sulle rotte Algeri-Istanbul o Algeri-Sanpietroburgo via Roma e svaniti nel nulla in pieno allarme Isis. Di sicuro non è certo la prima volta che accade e forse non sarà neanche l’ultima. Per porre fine a questo fenomeno la Polizia di frontiera da tre mesi circa impiega decine di uomini, sia per controllare, a seconda dei giorni, i due, tre voli giornalieri provenienti da Algeri e da Istanbul, sia per presidiare l’apposita sala situata a ridosso delle cabine passaporti del Terminal 3, nella cosiddetta area «sterile» oltre frontiera. È qui, infatti, che i nordafricani, per lo più provenienti da Algeri, normalmente vengono trasferiti, in attesa di riprendere il volo d’origine. Quando non riescono a trovare una via di fuga, a volte riuscendo persino a forzare le porte allarmate. «La questione è che stanno ricadendo delle responsabilità e colpe che non sono propriamente della Polizia - tuona Giorgio Innocenzi, segretario generale Consap - Con la premessa che i cittadini algerini devono essere trattati in modo dignitoso, al pari di qualsiasi altro cittadino e non per questo dovrebbero essere trattenuti in una saletta controllata a vista dagli agenti, peraltro con un ulteriore aggravio di spese a carico del contribuente. Semmai spetterebbe alle società che gestiscono gli scali, dal momento che negli introiti per milioni di euro pagati con i biglietti aerei e le relative tasse aeroportuali a carico dei passegge ri, è previsto, in base ad un decreto Interministeriale che parte di essi vengano impiegati per investimenti in infrastrutture aeroportuali. Tradotto in parole povere: potrebbero essere predisposti degli ambienti per il trattenimento non forzato degli algerini o di altri stranieri, provenienti dai Paesi a rischio, impiegando delle porte allarmate efficienti e non come le attuali».
Algerino sfugge ai controlli all’aeroporto
Appena atterrato a Fiumicino è scappato. Rocambolesco inseguimento in pista. Ma si è volatilizzato